"Prendete, prendete quest’opera e ‘non sigillatela’,
ma leggetela e fatela leggere"

Gesù (cap 652, volume 10), a proposito del
Evangelo come mi è stato rivelato
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Domenica 26 Aprile 2009, III Domenica di Pasqua - Anno B

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,35-48.
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: «Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni.
Traduzione liturgica della Bibbia
Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta : Volume 10 Capitolo 627 pagina 267.
[Stesso testo di quello di domenica scorsa]
1Sono raccolti nel Cenacolo. La sera deve essere ben tarda, perché nessun rumore viene più dalla via né dalla casa. Penso the anche quelli the erano venuti prima si siano tutti ritirati o alle proprie case o a dormire, stanchi di tante emozioni.I dieci invece, dopo avere mangiato dei pesci, di cui ancora qualcuno sussiste su un vassoio posato sulla credenza, stanno parlando sotto la luce di una sola fiammella del lampadario, la più vicina alla tavola. Sono ancora seduti alla stessa. E hanno discorsi spezzati. Quasi dei monologhi, perché pare the ognuno, più the col compagno, parli con se stesso. E gli altri lo lasciano parlare, magari parlando a loro volta di tutt'altra cosa. Però questi discorsi slegati, the mi fanno l'impressione dei raggi di una ruota sfasciata, si sente the appartengono ad un solo argomento the li accentra, anche se così sparsi. E the è Gesù.
2«Non vorrei the Lazzaro avesse udito male, e meglio di lui avessero capito le donne...», dice Giuda d'Alfeo. «A the ora ha detto di averlo visto la romana?», chiede Matteo. Nessuno gli risponde. «Domani io vado a Cafarnao», dice Andrea. «Che meraviglia! Fare sì the esca proprio in quel momento la lettiga di Claudia!», dice Bartolomeo. «Abbiamo fatto male, Pietro, a venire via subito questa mattina... Fossimo rimasti, lo avremmo visto come la Maddalena», sospira Giovanni.«Io non capisco come poté essere a Emmaus e in palazzo insieme. E come qui dalla Madre, e dalla Maddalena e da Giovanna insieme...», dice a se stesso Giacomo di Zebedeo.«Non verrà. Non ho pianto abbastanza per meritarlo... Ha ragione. Io dico the per tre giorni mi fa aspettare per le mie tre negazioni. Ma come, come ho potuto fare quello?».«Come era trasfigurato Lazzaro! Vi dico: pareva lui un sole. Io penso gli sia successo come a Mosè dopo avere visto Dio. E subito vero, voi the eravate là? subito dopo avere offerto la sua vita!», dice lo Zelote. Nessuno lo ascolta.
3Giacomo d'Alfeo si volta da Giovanni e dice: «Come ha detto a quelli di Emmaus? Mi pare the ci abbia scusati, non è vero? Non ha detto the tutto è avvenuto per il nostro errore di israeliti sul modo di capire il suo Regno?».Giovanni non gli dà nessuna retta e, volgendosi a guardare Filippo, dice... all'aria, perché a Filippo non parla: «A me basta di saperlo risorto. E poi... E poi the il mio amore sia sempre più forte. Visto, eh! È andato, se voi guardate, in proporzione all'amore the avemmo: la Madre, Maria Maddalena, i bambini, mia madre e la tua, a poi Lazzaro e Marta... Quando a Marta? Io dico quando ella intonò il salmo davidico*: "Il Signore è mio pastore, non mi mancherà nulla. Egli mi ha posto in luogo di abbondanti pascoli, mi ha condotto ad acque ristoratrici. Ha richiamato a Sé l'anima mia...". Ricordi come ci fece sussultare con quell'inaspettato canto? E quelle parole si riconnettono a quanto ha detto: "Ha richiamato a Sé l'anima mia". Infatti Marta sembra avere ritrovato la sua via... Prima era smarrita, lei, la forte! Forse nel richiamo le ha detto il luogo dove la vuole. È certo anzi, perché, se le ha dato appuntamento, deve sapere dove lei sarà. Che avrà voluto dire dicendo: "sponsali compiuti?"». Filippo, the lo ha guardato un momento e poi lo ha lasciato monologare, geme: «Io non saprò the dirgli se viene... Io sono fuggito... e sento the fuggirò. Prima per paura degli uomini. Ora per paura di Lui».«Dicono tutti: "è bellissimo". Può mai essere più bello di quanto già era?», si chiede Bartolomeo. «Io gli dirò: "Mi hai perdonato senza parola quando ero pubblicano. Perdonami anche ora col tuo silenzio, perché non merita la mia viltà la tua parola"», dice Matteo.«Longino dice the ha pensato: "Devo chiedergli di guarire o di credere?". Ma ha detto il suo cuore: "Di credere", e allora la Voce ha detto: "Vieni a Me", ed egli ha sentito la volontà di credere e la guarigione insieme. Me lo ha proprio detto così», afferma Giuda d'Alfeo. «Io sono sempre fisso al pensiero di Lazzaro, premiato subito per la sua offerta... L'ho detto io pure: "La mia vita per la tua gloria". Ma non è venuto», sospira to Zelote.
4«Che dici, Simone? Tu the sei colto, dimmi: the gli devo dire per fargli capire the lo amo e chiedo perdono? E tu, Giovanni? Tu hai parlato molto con la Madre. Aiutami. Non è pietà lasciare solo il povero Pietro!».Giovanni si muove a compassione dell'avvilito compagno e dice: «Ma... ma io gli direi semplicemente: "Ti amo". Nell'amore è compreso anche il desiderio del perdono e il pentimento. Però... non so. Simone, the dici tu?».E lo Zelote: «Io direi quello the era il grido dei miracoli: "Gesù, pietà di me!". Direi: "Gesù". E basta. Perché è ben più del Figlio di Davide!».«È ben quello the penso e the mi fa tremare. Oh! io nasconderò il capo... Anche stamane avevo paura di vederlo e...».«...e poi sei entrato per primo. Ma non temere così. Sembra the tu non lo conosca», lo rincuora Giovanni.
5La stanza si illumina vivamente come per un lampo abbagliante. Gli apostoli si celano il viso temendo sia un fulmine. Ma non odono rumore e alzano il capo.Gesù è in mezzo alla stanza, presso la tavola. Apre le braccia dicendo: «La pace sia con voi».Nessuno risponde. Chi più pallido, chi più rosso, lo fissano tutti con paura e soggezione. Affascinati e nello stesso tempo vogliosi quasi di fuggire.Gesù fa un passo avanti, aumentando il suo sorriso. «Ma non temete così! Sono Io. Perché così turbati? Non mi desideravate? Non vi avevo fatto dire the sarei venuto? Non ve lo avevo detto fin dalla sera pasquale?».Nessuno osa aprire bocca. Pietro piange già e Giovanni già sorride, mentre i due cugini, con gli occhi lustri e un movimento di parola senza suono sulle labbra, sembrano due statue raffiguranti il desiderio.«Perché nei cuori avete pensieri così in contrasto fra il dubbio e la fede, l'amore e il timore? Perché ancora volete essere carne e non spirito, e con questo solo vedere, comprendere, giudicare, operare? Sotto la vampa del dolore non si è tutto arso il vecchio io, e non è sorto il nuovo io di una vita nuova?
6Sono Gesù. Il vostro Gesù, risorto come aveva detto. Guardate. Tu the le hai viste le ferite e voi the ignorate la mia tortura. Perché quanto sapete è ben diverso dalla conoscenza esatta the ne ha Giovanni. Vieni, tu per il primo. Sei già tutto mondo. Tanto mondo the mi puoi toccare senza tema. L'amore, l'ubbidienza, la fedeltà già ti avevano fatto mondo. Il mio Sangue, di cui fosti tutto rorido quando mi deponesti dal patibolo, ti ha finito di purificare. Guarda. Sono vere mani e vere ferite. Osserva i miei piedi. Vedi come il segno è quello del chiodo? Sì. Sono proprio Io e non un fantasma. Toccatemi. Gli spettri non hanno corpo. Io ho vera carne sopra un vero scheletro». Posa la Mano sul capo di Giovanni the ha osato andargli vicino: «Senti? È calda e pesante». Gli alita in volto: «E questo è respiro».«Oh! mio Signore! », Giovanni mormora piano, così... «Sì. Il vostro Signore. Giovanni, non piangere di timore e di desiderio. Vieni a Me. Sono sempre quello the ti amo. Sediamo, come sempre, alla tavola. Avete nulla più da mangiare? Datemelo, dunque».Andrea e Matteo, con mosse da sonnambuli, prendono dalle credenze il pane e i pesci e un vassoio con un favo appena sbocconcellato in un angolo.Gesù offre il cibo e mangia, a dà ad ognuno un poco di quanto mangia. E li guarda. Tanto buono. Ma tanto maestoso the essi ne sono paralizzati.
7Osa parlare per primo Giacomo, fratello di Giovanni: «Perché ci guardi così?». «Perché voglio conoscervi». «Non ci conosci ancora?». «Come voi non conoscete Me. Se mi conosceste, sapreste Chi sono e come vi amo, e trovereste le parole per dirmi il vostro tormento. Voi tacete. Come di fronte ad un estraneo potente di cui temete. Poco fa parlavate... Sono quasi quattro giorni the parlate con voi stessi dicendo: "Gli dirò questo...", dicendo allo Spirito mio: "Torna, Signore, the io ti possa dire questo". Ora sono venuto e voi tacete? Tanto mutato sono the più non vi paio Io? O tanto mutati siete da non amarmi più?». Giovanni, seduto presso al suo. Gesù, ha l'atto abituale di posargli la testa sul petto mentre mormora: «Io ti amo, mio Dio», ma si irrigidisce vietandosi questo abbandono per rispetto allo sfolgorante Figlio di Dio. Perché Gesù pare emanare una luce pur essendo di una carne pari alla nostra. Ma Gesù se lo attira sul Cuore, e allora Giovanni apre la diga al suo pianto beato. Ed è il segnale a tutti di farlo.
8Pietro, due posti dopo Giovanni, scivola fra la tavola a il sedile e piange gridando: «Perdono, perdono! Levami da questo inferno in cui sono da tante ore. Dimmi the hai visto il mio errore per quello the fu. Non dello spirito. Ma della carne the mi ha soverchiato il cuore. Dimmelo the hai visto il mio pentimento... Esso durerà fino alla morte. Ma Tu... ma Tu dimmi the come Gesù non ti devo temere... e io, e io... io cercherò di fare così bene da farmi perdonare anche da Dio... e morire... avendo solo un gran purgatorio da fare». «Vieni qui, Simone di Giona». «Ho paura». «Vieni qui. Non essere oltre vile». «Non lo merito di venirti accosto». «Vieni qui. Che ti ha detto la Madre? "Se non lo guardi su questo sudario non avrai cuore di guardarlo mai più". O uomo stolto! Quel Volto non ti ha detto col suo sguardo doloroso the ti capivo e the ti perdonavo? Eppure l'ho dato quel lino per conforto, per guida, per assoluzione, per benedizione... Ma the vi ha fatto Satana per accecarvi tanto? Ora Io ti dico: se non mi guardi ora the sulla mia gloria ho ancora steso un velo per adeguarmi alla vostra debolezza, non potrai mai più venire senza paura al tuo Signore. E the ti avverrà allora? Per presunzione peccasti. Vuoi ora tornare a peccare per ostinazione? Vieni, ti dico». Pietro si trascina sui ginocchi, fra il tavolo e i sedili, con le mani sul volto piangente. Lo ferma Gesù, quando è ai suoi piedi, mettendogli la Mano sul capo. Pietro, con un pianto anche più forte, prende quella Mano e la bacia fra un vero singhiozzare senza freno. Non sa the dire: «Perdono! Perdono!». Gesù si libera dalla sua stretta e, facendo leva della sua mano sotto il mento dell'apostolo, lo obbliga ad alzare il capo e lo fissa negli occhi arrossati, bruciati, straziati dal pentimento, coi suoi fulgidi Occhi sereni. Pare gli voglia trivellare l'anima. Poi dice: «Andiamo. Levami l'obbrobrio di Giuda. Baciami dove egli baciò. Lava col tuo bacio il segno del tradimento». Pietro alza il capo, mentre Gesù si china ancora di più, e sfiora la guancia... poi china il capo sulle ginocchia di Gesù e sta così... come un vecchio bambino the ha fatto del male ma the è perdonato.
9Gli altri, ora the vedono la bontà del loro Gesù, ritrovano un po' di ardire e si accostano come possono.Vengono prima i cugini... Vorrebbero dire tanto e non riescono a dire nulla. Gesù li carezza e rincuora col suo sorriso.Viene Matteo con Andrea. Matteo dicendo: «Come a Cafarnao...», e Andrea: «Io, io... ti amo io».Viene Bartolomeo gemendo: «Non sapiente fui. Ma stolto. Questo è sapiente», e accenna allo Zelote, al quale Gesù sorride già.Giacomo di Zebedeo viene e sussurra a Giovanni: «Diglielo tu...»; a Gesù si volge a dice: «Da quattro sere lo hai detto e da tanto Io ti ho compatito».Filippo, per ultimo, viene tutto curvo. Ma Gesù lo forza ad alzare il capo e gli dice: «Per predicare il Cristo occorre maggior coraggio».
10Ora sono tutti intorno a Gesù. Si rinfrancano piano piano. Ritrovano quanto hanno perduto o temuto di avere per sempre perduto. Riaffiora la confidenza, la tranquillità e, per quanto Gesù sia tanto maestoso da tenere in un rispetto nuovo i suoi apostoli, essi trovano finalmente il coraggio di parlare. È il cugino Giacomo the sospira: «Perché ci hai fatto questo, Signore? Tu lo sapevi the noi non siamo nulla e the ogni cosa da Dio viene. Perché non ci hai dato la forza di essere al tuo fianco?».Gesù lo guarda e sorride. «Ora tutto è avvenuto. E nulla più Tu devi patire. Ma non mi chiedere più questa ubbidienza. Sono invecchiato ad ogni ora di un lustro, e le tue sofferenze, the l'amore a Satana ugualmente aumentavano nella mia immaginazione di cinque volte quel the già non fossero, hanno proprio consumato ogni mia forza. Non me ne è rimasta altro the per continuare ad ubbidire, tenendo, come un the affoga con le mani spezzate, la mia forza con la volontà come fossero i denti afferranti una tavola, per non perire... Oh! non chiedere più questo al tuo lebbroso!». Gesù guarda Simone Zelote e sorride. «Signore, Tu lo sai quello the voleva il mio cuore. Ma poi non ho più avuto cuore... come me lo avessero strappato i manigoldi the ti hanno preso... e mi è rimasto un buco da cui fuggiva ogni mio pensiero antecedente. Perché hai permesso questo, Signore?», chiede Andrea. «Io... tu dici il cuore? Io dico the fui uno senza più ragione. Come chi prende un colpo di clava sulla nuca. Quando, a notte fatta, io mi trovai a Gerico... oh! Dio! Dio!... Ma può un uomo perire così? Io credo the così è la possessione. Ora la capisco cosa è questa cosa tremenda!...». Filippo sbarra ancora gli occhi al ricordo del suo soffrire. «Ha ragione Filippo. Io guardavo indietro. Vecchio sono e non povero di sapienza. E più nulla sapevo di quanto avevo saputo fino a quell'ora.
11Guardavo Lazzaro, così straziato ma così sicuro, e mi dicevo: "Ma come può essere the egli sappia ancora trovare una ragione ed io nulla più?"», dice Bartolomeo. «Io pure guardavo Lazzaro. E poiché io so appena ciò the Tu ci hai spiegato, non pensavo al sapere. Ma dicevo: "Almeno nel cuore fossi uguale!"; invece io non avevo the dolore, dolore, dolore. Lazzaro aveva dolore e pace... Perché a lui tanta pace?».Gesù guarda a turno prima Filippo, poi Bartolomeo, poi Giacomo di Zebedeo. Sorride e tace.Giuda dice: «Io speravo giungere a vedere ciò the certo Lazzaro vedeva. Per questo gli stavo sempre presso... Il suo viso!... Uno specchio. Un poco prima del terremoto del Venerdì egli era come uno the muore stritolato. E poi divenne di colpo maestoso nel suo dolore. Vi ricordate quando disse: "Il dovere compiuto dà pace"? Noi tutti credemmo fosse solo un rimprovero per noi o un'approvazione per se stesso. Ora penso the lo dicesse per Te. Era un faro nelle nostre tenebre, Lazzaro. Quanto gli hai dato, Signore! ». Gesù sorride a tace. «Sì. La vita. E forse con quella gli hai dato un'anima diversa. Perché, infine, the è lui di diverso da noi? Eppure non è più un uomo. È già qualcosa di più dell'uomo e, per quello the era in passato, avrebbe dovuto essere ancora meno di noi perfetto di spirito. Ma lui si è fatto, e noi... Signore, il mio amore è stato vuoto come certe spighe. Solo pula ho dato», dice Andrea. E Matteo: «Io nulla posso chiedere. Perché già tanto ho avuto con la mia conversione. Ma sì! Avrei voluto avere ciò the ebbe Lazzaro. Un'anima data da Te. Perché penso anche io come Andrea...».«Anche Maddalena e Marta furono dei fari. Sarà la razza. Voi non le avete viste. Una era pietà e silenzio. L'altra! Oh! se siamo stati tutti un fascio intorno alla Benedetta, è perché Maria di Magdala ci ha stretti con le fiamme del suo coraggioso amore. Sì. Ho detto: la razza. Ma devo dire: l'amore. Ci hanno superati nell'amore. Per questo sono stati quelli the furono», dice Giovanni. Gesù sorride a tace sempre. «Ne hanno avuto gran premio però...». «A loro apparisti». «A tutti a tre». «A Maria subito dopo tua Madre...». È chiaro negli apostoli un rimpianto per queste apparizioni di privilegio. «Maria ti sa risorto già da tante ore. E noi solo ora ti possiamo vedere...». «Non più dubbi in loro. In noi, invece, ecco... solo ora sentiamo the nulla è finito. Perché a loro, Signore, se ancora ci ami e non ci ripudi?», chiede Giuda d'Alfeo.«Sì. Perché alle donne, a specie a Maria? L'hai anche toccata sulla fronte, a lei dice the le pare di portare un serto eterno. E a noi, i tuoi apostoli, nulla...».
12Gesù non sorride più. Il suo Volto non è turbato, ma cessa il suo sorriso. Guarda serio Pietro the ha parlato per ultimo, riprendendo ardire man mano the la paura gli passa, e dice:«Avevo dodici apostoli. E li amavo con tutto il mio Cuore. Io li avevo scelti e come una madre ne avevo curato la crescita nella mia Vita. Non avevo segreti per loro. Tutto dicevo, tutto spiegavo, tutto perdonavo. E le umanità, e le sventatezze, e le caparbietà... tutto. E avevo dei discepoli. Dei ricchi e dei poveri discepoli. Avevo donne dal fosco passato o dalla debole costituzione. Ma i prediletti erano gli apostoli. È venuta la mia ora. Uno mi ha tradito e consegnato ai carnefici. Tre hanno dormito mentre Io sudavo sangue. Tutti, meno due, sono fuggiti per viltà. Uno mi ha rinnegato avendo paura, nonostante avesse l'esempio dell'altro, giovane e fedele. E, quasi non bastasse, fra i dodici ho avuto un suicida disperato e uno the ha dubitato tanto del mio perdono da non credere the a fatica, e per materna parola, alla Misericordia di Dio. Di modo che, se avessi guardato alla mia schiera, se l'avessi guardata con occhio umano, avrei dovuto dire: "Meno Giovanni, fedele per amore, e Simone, fedele all'ubbidienza, Io non ho più apostoli". Questo avrei dovuto dire mentre soffrivo nel recinto del Tempio, nel Pretorio, per le vie a sulla Croce.
13Avevo delle donne... E una, la più colpevole in passato, è stata, come Giovanni ha detto, la fiamma the ha saldato le spezzate fibre dei cuori. Quella donna è Maria di Magdala. Tu mi hai rinnegato e sei fuggito. Ella ha sfidato la morte per starmi vicino. Insultata, ha scoperto il suo volto, pronta a ricevere sputi e ceffoni, pensando di assomigliare così di più al suo Re crocifisso. Schernita nel fondo dei cuori per la sua tenace fede nella mia Risurrezione, ha saputo continuare a credere. Straziata, ha agito. Desolata, stamane, ha detto: "Di tutto mi spoglio, ma datemi il mio Maestro". Puoi osare ancora la domanda: "Perché a lei?". Avevo dei discepoli poveri: dei pastori. Poco li ho avvicinati, eppure come seppero confessarmi con la loro fedeltà!Avevo delle discepole timide, come tutte le donne ebree. Eppure hanno saputo lasciare la casa e venire fra la marea di un popolo the mi bestemmiava, per darmi quel soccorso the i miei apostoli mi avevano negato.Avevo delle pagane the ammiravano il "filosofo". Per loro ero tale. Ma seppero scendere ad usi ebrei, le potenti romane, per dirmi, nell'ora dell'abbandono di un mondo d'ingrati: "Noi ti siamo amiche".
14Avevo il volto coperto di sputi e sangue. Lacrime e sudore gocciavano sulle ferite. Lordure e polvere me lo incrostavano. Di chi la mano the mi deterse? La tua? o la tua? o la tua? Nessuna delle vostre mani. Costui era presso alla Madre. Costui riuniva le pecore sperse. Voi. E se sperse erano le mie pecore, come potevano darmi soccorso? Tu nascondevi il tuo volto per paura del disprezzo del mondo, mentre il tuo Maestro veniva coperto del disprezzo di tutto il mondo, Lui the era innocente. Avevo sete. Sì. Sappi anche questo. Morivo di sete. Non avevo più the febbre e dolore. Il sangue era già corso nel Getsemani, tratto dal dolore di essere tradito, abbandonato, rinnegato, percosso, sommerso dalle colpe infinite e dal rigore di Dio. Ed era corso nel Pretorio... Chi mi volle dare una stilla per le fauci arse? Una mano d'Israele? No. La pietà di un pagano. La stessa mano che, per decreto eterno, mi apri il petto per mostrare the il Cuore aveva già una ferita mortale, ed era quella the il non amore, la viltà, il tradimento, vi avevano fatta. Un pagano. Vi ricordo: "Ebbi sete e mi desti da bere". Non uno the mi desse un conforto in tutto Israele. O per impossibilità di farlo, come la Madre e le donne fedeli, o per mala volontà di farlo. E un pagano trovò per lo Sconosciuto la pietà the il mio popolo mi aveva negato. Troverà in Cielo il sorso a Me dato. In verità vi dico che, se Io ho rifiutato ogni conforto, perché quando si è Vittima non bisogna temperare la sorte, non ho voluto respingere il pagano, nella cui offerta ho sentito il miele di tutto l'amore the dai Gentili mi verrà dato a compenso dell'amarezza the mi dette Israele. Non mi ha levato la sete. Ma lo sconforto, sì. Per questo ho preso quel sorso ignorato. Per attirare a Me colui the già verso il Bene piegava. Sia benedetto dal Padre per la sua pietà!
15Non parlate più? Perché non chiedete ancora il perché ho così agito? Non osate di chiederlo? Io ve lo dirò. Tutto vi dirò dei perché di quest'ora.Chi siete voi? I miei continuatori. Sì. Lo siete nonostante il vostro smarrimento. Che dovete fare? Convertire il mondo a Cristo. Convertire! È la cosa più delicata e difficile, amici miei. Gli sdegni, i ribrezzi, gli orgogli, gli zeli esagerati sono tutti deleteri alla riuscita. Ma, poiché nulla e nessuno vi avrebbe persuaso alla bontà, alla condiscendenza, alla carità per quelli the sono nelle tenebre, è stato necessario comprendete? - necessario è stato the voi aveste, una buona volta, frantumato il vostro orgoglio di ebrei, di maschi, di apostoli, per dare luogo solo alla vera sapienza del ministero vostro. Alla mitezza, pazienza, pietà, amore senza borie e ribrezzi. Voi vedete the tutti vi hanno superato nel credere e nell'agire, fra quelli the voi guardavate con sprezzo o con compatimento orgoglioso. Tutti. E la peccatrice di un giorno. E Lazzaro, intinto di cultura profana, il primo the in mio Nome ha perdonato e guidato. E le donne pagane. E la debole moglie di Cusa. Debole? Invero ella tutti vi supera! Prima martire della mia fede. E i soldati di Roma. E i pastori. E l'erodiano Mannaen. E persino Gamaliele, il rabbino. Non sussultare, Giovanni. Credi tu the il mio Spirito fosse nelle tenebre? Tutti. E questo perché domani, ricordando il vostro errore, non chiudiate il cuore a chi viene alla Croce. Ve lo dico. E già so che, nonostante lo dica, non lo farete the quando la Forza del Signore vi piegherà come fuscelli al mio Volere, the è quello di avere dei cristiani di tutta la Terra. Ho vinto la Morte. Ma è meno dura del vecchio ebraismo. Ma vi piegherò.
16Tu, Pietro, in luogo di stare piangente e avvilito, tu the devi essere la Pietra della mia Chiesa, scolpisciti queste amare verità nel cuore. La mirra è usata per preservare dalla corruzione. Intriditi di mirra, dunque. E quando vorrai chiudere il cuore e la Chiesa ad uno d'altra fede, ricorda the non Israele, non Israele, non Israele, ma Roma mi difese e volle avere pietà. Ricordati the non tu, ma una peccatrice seppe stare ai piedi della Croce e meritò di vedermi per prima. E per non essere degno di biasimo sii imitatore del tuo Dio. Apri il cuore e la Chiesa dicendo: "Io, il povero Pietro, non posso sprezzare, perché se sprezzerò sarò sprezzato da Dio ed il mio errore tornerà vivo agli occhi suoi". Guai se non ti avessi spezzato così! Non un pastore ma un lupo saresti divenuto».
17Gesù si alza. Maestosissimo. «Figli miei. Ancora vi parlerò nel tempo the fra voi resterò. Ma per intanto vi assolvo e perdono. Dopo la prova che, se fu avvilente e crudele, è stata anche salutare e necessaria, venga in voi la pace del perdono. E, con essa in cuore, tornate i miei amici fedeli e forti. Il Padre mi ha mandato nel mondo. Io mando voi nel mondo a continuare la mia evangelizzazione. Miserie di ogni sorta verranno a voi chiedendo sollievo. Siate buoni pensando alla miseria vostra quando rimaneste senza il vostro Gesù. Siate illuminati. Nelle tenebre non è lecito vedere. Siate mondi per dare mondezza. Siate amore per amare. Poi verrà Colui the è Luce, Purificazione e Amore. Ma intanto, per prepararvi a questo ministero, Io vi comunico lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi. A chi li riterrete saranno ritenuti. L'esperienza vostra vi faccia giusti per giudicare. Lo Spirito Santo vi faccia santi per santificare. Il sincero volere di superare il vostro mancamento vi faccia eroici per la vita the vi aspetta. Quanto ancora è da dire ve lo dirò quando l'assente sarà venuto. Pregate per lui. Rimanete con la mia pace e senza orgasmo di dubbio sul mio amore».E Gesù scompare così come era entrato, lasciando fra Giovanni e Pietro un posto vuoto. Scompare in un bagliore the fa chiudere gli occhi tanto è forte. E, quando gli occhi abbacinati si riaprono, trovano solo the la pace di Gesù è rimasta, fiamma the brucia e the medica e the consuma le amarezze del passato in un unico desiderio: di servire.
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta ©Centro Editoriale Valtortiano http://www.mariavaltorta.com/

Domenica 19 Aprile 2009, II Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia - Anno B

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,19-31.
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Traduzione liturgica della Bibbia
Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta : Volume 10 Capitolo 627 pagina 267.
1Sono raccolti nel Cenacolo. La sera deve essere ben tarda, perché nessun rumore viene più dalla via né dalla casa. Penso the anche quelli the erano venuti prima si siano tutti ritirati o alle proprie case o a dormire, stanchi di tante emozioni.I dieci invece, dopo avere mangiato dei pesci, di cui ancora qualcuno sussiste su un vassoio posato sulla credenza, stanno parlando sotto la luce di una sola fiammella del lampadario, la più vicina alla tavola. Sono ancora seduti alla stessa. E hanno discorsi spezzati. Quasi dei monologhi, perché pare the ognuno, più the col compagno, parli con se stesso. E gli altri lo lasciano parlare, magari parlando a loro volta di tutt'altra cosa. Però questi discorsi slegati, the mi fanno l'impressione dei raggi di una ruota sfasciata, si sente the appartengono ad un solo argomento the li accentra, anche se così sparsi. E the è Gesù.
2«Non vorrei the Lazzaro avesse udito male, e meglio di lui avessero capito le donne...», dice Giuda d'Alfeo. «A the ora ha detto di averlo visto la romana?», chiede Matteo. Nessuno gli risponde. «Domani io vado a Cafarnao», dice Andrea. «Che meraviglia! Fare sì the esca proprio in quel momento la lettiga di Claudia!», dice Bartolomeo. «Abbiamo fatto male, Pietro, a venire via subito questa mattina... Fossimo rimasti, lo avremmo visto come la Maddalena», sospira Giovanni.«Io non capisco come poté essere a Emmaus e in palazzo insieme. E come qui dalla Madre, e dalla Maddalena e da Giovanna insieme...», dice a se stesso Giacomo di Zebedeo.«Non verrà. Non ho pianto abbastanza per meritarlo... Ha ragione. Io dico the per tre giorni mi fa aspettare per le mie tre negazioni. Ma come, come ho potuto fare quello?».«Come era trasfigurato Lazzaro! Vi dico: pareva lui un sole. Io penso gli sia successo come a Mosè dopo avere visto Dio. E subito vero, voi the eravate là? subito dopo avere offerto la sua vita!», dice lo Zelote. Nessuno lo ascolta.
3Giacomo d'Alfeo si volta da Giovanni e dice: «Come ha detto a quelli di Emmaus? Mi pare the ci abbia scusati, non è vero? Non ha detto the tutto è avvenuto per il nostro errore di israeliti sul modo di capire il suo Regno?».Giovanni non gli dà nessuna retta e, volgendosi a guardare Filippo, dice... all'aria, perché a Filippo non parla: «A me basta di saperlo risorto. E poi... E poi the il mio amore sia sempre più forte. Visto, eh! È andato, se voi guardate, in proporzione all'amore the avemmo: la Madre, Maria Maddalena, i bambini, mia madre e la tua, a poi Lazzaro e Marta... Quando a Marta? Io dico quando ella intonò il salmo davidico*: "Il Signore è mio pastore, non mi mancherà nulla. Egli mi ha posto in luogo di abbondanti pascoli, mi ha condotto ad acque ristoratrici. Ha richiamato a Sé l'anima mia...". Ricordi come ci fece sussultare con quell'inaspettato canto? E quelle parole si riconnettono a quanto ha detto: "Ha richiamato a Sé l'anima mia". Infatti Marta sembra avere ritrovato la sua via... Prima era smarrita, lei, la forte! Forse nel richiamo le ha detto il luogo dove la vuole. È certo anzi, perché, se le ha dato appuntamento, deve sapere dove lei sarà. Che avrà voluto dire dicendo: "sponsali compiuti?"». Filippo, the lo ha guardato un momento e poi lo ha lasciato monologare, geme: «Io non saprò the dirgli se viene... Io sono fuggito... e sento the fuggirò. Prima per paura degli uomini. Ora per paura di Lui».«Dicono tutti: "è bellissimo". Può mai essere più bello di quanto già era?», si chiede Bartolomeo. «Io gli dirò: "Mi hai perdonato senza parola quando ero pubblicano. Perdonami anche ora col tuo silenzio, perché non merita la mia viltà la tua parola"», dice Matteo.«Longino dice the ha pensato: "Devo chiedergli di guarire o di credere?". Ma ha detto il suo cuore: "Di credere", e allora la Voce ha detto: "Vieni a Me", ed egli ha sentito la volontà di credere e la guarigione insieme. Me lo ha proprio detto così», afferma Giuda d'Alfeo. «Io sono sempre fisso al pensiero di Lazzaro, premiato subito per la sua offerta... L'ho detto io pure: "La mia vita per la tua gloria". Ma non è venuto», sospira to Zelote.
4«Che dici, Simone? Tu the sei colto, dimmi: the gli devo dire per fargli capire the lo amo e chiedo perdono? E tu, Giovanni? Tu hai parlato molto con la Madre. Aiutami. Non è pietà lasciare solo il povero Pietro!».Giovanni si muove a compassione dell'avvilito compagno e dice: «Ma... ma io gli direi semplicemente: "Ti amo". Nell'amore è compreso anche il desiderio del perdono e il pentimento. Però... non so. Simone, the dici tu?».E lo Zelote: «Io direi quello the era il grido dei miracoli: "Gesù, pietà di me!". Direi: "Gesù". E basta. Perché è ben più del Figlio di Davide!».«È ben quello the penso e the mi fa tremare. Oh! io nasconderò il capo... Anche stamane avevo paura di vederlo e...».«...e poi sei entrato per primo. Ma non temere così. Sembra the tu non lo conosca», lo rincuora Giovanni.
5La stanza si illumina vivamente come per un lampo abbagliante. Gli apostoli si celano il viso temendo sia un fulmine. Ma non odono rumore e alzano il capo.Gesù è in mezzo alla stanza, presso la tavola. Apre le braccia dicendo: «La pace sia con voi».Nessuno risponde. Chi più pallido, chi più rosso, lo fissano tutti con paura e soggezione. Affascinati e nello stesso tempo vogliosi quasi di fuggire.Gesù fa un passo avanti, aumentando il suo sorriso. «Ma non temete così! Sono Io. Perché così turbati? Non mi desideravate? Non vi avevo fatto dire the sarei venuto? Non ve lo avevo detto fin dalla sera pasquale?».Nessuno osa aprire bocca. Pietro piange già e Giovanni già sorride, mentre i due cugini, con gli occhi lustri e un movimento di parola senza suono sulle labbra, sembrano due statue raffiguranti il desiderio.«Perché nei cuori avete pensieri così in contrasto fra il dubbio e la fede, l'amore e il timore? Perché ancora volete essere carne e non spirito, e con questo solo vedere, comprendere, giudicare, operare? Sotto la vampa del dolore non si è tutto arso il vecchio io, e non è sorto il nuovo io di una vita nuova?
6Sono Gesù. Il vostro Gesù, risorto come aveva detto. Guardate. Tu the le hai viste le ferite e voi the ignorate la mia tortura. Perché quanto sapete è ben diverso dalla conoscenza esatta the ne ha Giovanni. Vieni, tu per il primo. Sei già tutto mondo. Tanto mondo the mi puoi toccare senza tema. L'amore, l'ubbidienza, la fedeltà già ti avevano fatto mondo. Il mio Sangue, di cui fosti tutto rorido quando mi deponesti dal patibolo, ti ha finito di purificare. Guarda. Sono vere mani e vere ferite. Osserva i miei piedi. Vedi come il segno è quello del chiodo? Sì. Sono proprio Io e non un fantasma. Toccatemi. Gli spettri non hanno corpo. Io ho vera carne sopra un vero scheletro». Posa la Mano sul capo di Giovanni the ha osato andargli vicino: «Senti? È calda e pesante». Gli alita in volto: «E questo è respiro».«Oh! mio Signore! », Giovanni mormora piano, così... «Sì. Il vostro Signore. Giovanni, non piangere di timore e di desiderio. Vieni a Me. Sono sempre quello the ti amo. Sediamo, come sempre, alla tavola. Avete nulla più da mangiare? Datemelo, dunque».Andrea e Matteo, con mosse da sonnambuli, prendono dalle credenze il pane e i pesci e un vassoio con un favo appena sbocconcellato in un angolo.Gesù offre il cibo e mangia, a dà ad ognuno un poco di quanto mangia. E li guarda. Tanto buono. Ma tanto maestoso the essi ne sono paralizzati.
7Osa parlare per primo Giacomo, fratello di Giovanni: «Perché ci guardi così?». «Perché voglio conoscervi». «Non ci conosci ancora?». «Come voi non conoscete Me. Se mi conosceste, sapreste Chi sono e come vi amo, e trovereste le parole per dirmi il vostro tormento. Voi tacete. Come di fronte ad un estraneo potente di cui temete. Poco fa parlavate... Sono quasi quattro giorni the parlate con voi stessi dicendo: "Gli dirò questo...", dicendo allo Spirito mio: "Torna, Signore, the io ti possa dire questo". Ora sono venuto e voi tacete? Tanto mutato sono the più non vi paio Io? O tanto mutati siete da non amarmi più?». Giovanni, seduto presso al suo. Gesù, ha l'atto abituale di posargli la testa sul petto mentre mormora: «Io ti amo, mio Dio», ma si irrigidisce vietandosi questo abbandono per rispetto allo sfolgorante Figlio di Dio. Perché Gesù pare emanare una luce pur essendo di una carne pari alla nostra. Ma Gesù se lo attira sul Cuore, e allora Giovanni apre la diga al suo pianto beato. Ed è il segnale a tutti di farlo.
8Pietro, due posti dopo Giovanni, scivola fra la tavola a il sedile e piange gridando: «Perdono, perdono! Levami da questo inferno in cui sono da tante ore. Dimmi the hai visto il mio errore per quello the fu. Non dello spirito. Ma della carne the mi ha soverchiato il cuore. Dimmelo the hai visto il mio pentimento... Esso durerà fino alla morte. Ma Tu... ma Tu dimmi the come Gesù non ti devo temere... e io, e io... io cercherò di fare così bene da farmi perdonare anche da Dio... e morire... avendo solo un gran purgatorio da fare». «Vieni qui, Simone di Giona». «Ho paura». «Vieni qui. Non essere oltre vile». «Non lo merito di venirti accosto». «Vieni qui. Che ti ha detto la Madre? "Se non lo guardi su questo sudario non avrai cuore di guardarlo mai più". O uomo stolto! Quel Volto non ti ha detto col suo sguardo doloroso the ti capivo e the ti perdonavo? Eppure l'ho dato quel lino per conforto, per guida, per assoluzione, per benedizione... Ma the vi ha fatto Satana per accecarvi tanto? Ora Io ti dico: se non mi guardi ora the sulla mia gloria ho ancora steso un velo per adeguarmi alla vostra debolezza, non potrai mai più venire senza paura al tuo Signore. E the ti avverrà allora? Per presunzione peccasti. Vuoi ora tornare a peccare per ostinazione? Vieni, ti dico». Pietro si trascina sui ginocchi, fra il tavolo e i sedili, con le mani sul volto piangente. Lo ferma Gesù, quando è ai suoi piedi, mettendogli la Mano sul capo. Pietro, con un pianto anche più forte, prende quella Mano e la bacia fra un vero singhiozzare senza freno. Non sa the dire: «Perdono! Perdono!». Gesù si libera dalla sua stretta e, facendo leva della sua mano sotto il mento dell'apostolo, lo obbliga ad alzare il capo e lo fissa negli occhi arrossati, bruciati, straziati dal pentimento, coi suoi fulgidi Occhi sereni. Pare gli voglia trivellare l'anima. Poi dice: «Andiamo. Levami l'obbrobrio di Giuda. Baciami dove egli baciò. Lava col tuo bacio il segno del tradimento». Pietro alza il capo, mentre Gesù si china ancora di più, e sfiora la guancia... poi china il capo sulle ginocchia di Gesù e sta così... come un vecchio bambino the ha fatto del male ma the è perdonato.
9Gli altri, ora the vedono la bontà del loro Gesù, ritrovano un po' di ardire e si accostano come possono.Vengono prima i cugini... Vorrebbero dire tanto e non riescono a dire nulla. Gesù li carezza e rincuora col suo sorriso.Viene Matteo con Andrea. Matteo dicendo: «Come a Cafarnao...», e Andrea: «Io, io... ti amo io».Viene Bartolomeo gemendo: «Non sapiente fui. Ma stolto. Questo è sapiente», e accenna allo Zelote, al quale Gesù sorride già.Giacomo di Zebedeo viene e sussurra a Giovanni: «Diglielo tu...»; a Gesù si volge a dice: «Da quattro sere lo hai detto e da tanto Io ti ho compatito».Filippo, per ultimo, viene tutto curvo. Ma Gesù lo forza ad alzare il capo e gli dice: «Per predicare il Cristo occorre maggior coraggio».
10Ora sono tutti intorno a Gesù. Si rinfrancano piano piano. Ritrovano quanto hanno perduto o temuto di avere per sempre perduto. Riaffiora la confidenza, la tranquillità e, per quanto Gesù sia tanto maestoso da tenere in un rispetto nuovo i suoi apostoli, essi trovano finalmente il coraggio di parlare. È il cugino Giacomo the sospira: «Perché ci hai fatto questo, Signore? Tu lo sapevi the noi non siamo nulla e the ogni cosa da Dio viene. Perché non ci hai dato la forza di essere al tuo fianco?».Gesù lo guarda e sorride. «Ora tutto è avvenuto. E nulla più Tu devi patire. Ma non mi chiedere più questa ubbidienza. Sono invecchiato ad ogni ora di un lustro, e le tue sofferenze, the l'amore a Satana ugualmente aumentavano nella mia immaginazione di cinque volte quel the già non fossero, hanno proprio consumato ogni mia forza. Non me ne è rimasta altro the per continuare ad ubbidire, tenendo, come un the affoga con le mani spezzate, la mia forza con la volontà come fossero i denti afferranti una tavola, per non perire... Oh! non chiedere più questo al tuo lebbroso!». Gesù guarda Simone Zelote e sorride. «Signore, Tu lo sai quello the voleva il mio cuore. Ma poi non ho più avuto cuore... come me lo avessero strappato i manigoldi the ti hanno preso... e mi è rimasto un buco da cui fuggiva ogni mio pensiero antecedente. Perché hai permesso questo, Signore?», chiede Andrea. «Io... tu dici il cuore? Io dico the fui uno senza più ragione. Come chi prende un colpo di clava sulla nuca. Quando, a notte fatta, io mi trovai a Gerico... oh! Dio! Dio!... Ma può un uomo perire così? Io credo the così è la possessione. Ora la capisco cosa è questa cosa tremenda!...». Filippo sbarra ancora gli occhi al ricordo del suo soffrire. «Ha ragione Filippo. Io guardavo indietro. Vecchio sono e non povero di sapienza. E più nulla sapevo di quanto avevo saputo fino a quell'ora.
11Guardavo Lazzaro, così straziato ma così sicuro, e mi dicevo: "Ma come può essere the egli sappia ancora trovare una ragione ed io nulla più?"», dice Bartolomeo. «Io pure guardavo Lazzaro. E poiché io so appena ciò the Tu ci hai spiegato, non pensavo al sapere. Ma dicevo: "Almeno nel cuore fossi uguale!"; invece io non avevo the dolore, dolore, dolore. Lazzaro aveva dolore e pace... Perché a lui tanta pace?».Gesù guarda a turno prima Filippo, poi Bartolomeo, poi Giacomo di Zebedeo. Sorride e tace.Giuda dice: «Io speravo giungere a vedere ciò the certo Lazzaro vedeva. Per questo gli stavo sempre presso... Il suo viso!... Uno specchio. Un poco prima del terremoto del Venerdì egli era come uno the muore stritolato. E poi divenne di colpo maestoso nel suo dolore. Vi ricordate quando disse: "Il dovere compiuto dà pace"? Noi tutti credemmo fosse solo un rimprovero per noi o un'approvazione per se stesso. Ora penso the lo dicesse per Te. Era un faro nelle nostre tenebre, Lazzaro. Quanto gli hai dato, Signore! ». Gesù sorride a tace. «Sì. La vita. E forse con quella gli hai dato un'anima diversa. Perché, infine, the è lui di diverso da noi? Eppure non è più un uomo. È già qualcosa di più dell'uomo e, per quello the era in passato, avrebbe dovuto essere ancora meno di noi perfetto di spirito. Ma lui si è fatto, e noi... Signore, il mio amore è stato vuoto come certe spighe. Solo pula ho dato», dice Andrea. E Matteo: «Io nulla posso chiedere. Perché già tanto ho avuto con la mia conversione. Ma sì! Avrei voluto avere ciò the ebbe Lazzaro. Un'anima data da Te. Perché penso anche io come Andrea...».«Anche Maddalena e Marta furono dei fari. Sarà la razza. Voi non le avete viste. Una era pietà e silenzio. L'altra! Oh! se siamo stati tutti un fascio intorno alla Benedetta, è perché Maria di Magdala ci ha stretti con le fiamme del suo coraggioso amore. Sì. Ho detto: la razza. Ma devo dire: l'amore. Ci hanno superati nell'amore. Per questo sono stati quelli the furono», dice Giovanni. Gesù sorride a tace sempre. «Ne hanno avuto gran premio però...». «A loro apparisti». «A tutti a tre». «A Maria subito dopo tua Madre...». È chiaro negli apostoli un rimpianto per queste apparizioni di privilegio. «Maria ti sa risorto già da tante ore. E noi solo ora ti possiamo vedere...». «Non più dubbi in loro. In noi, invece, ecco... solo ora sentiamo the nulla è finito. Perché a loro, Signore, se ancora ci ami e non ci ripudi?», chiede Giuda d'Alfeo.«Sì. Perché alle donne, a specie a Maria? L'hai anche toccata sulla fronte, a lei dice the le pare di portare un serto eterno. E a noi, i tuoi apostoli, nulla...».
12Gesù non sorride più. Il suo Volto non è turbato, ma cessa il suo sorriso. Guarda serio Pietro the ha parlato per ultimo, riprendendo ardire man mano the la paura gli passa, e dice:«Avevo dodici apostoli. E li amavo con tutto il mio Cuore. Io li avevo scelti e come una madre ne avevo curato la crescita nella mia Vita. Non avevo segreti per loro. Tutto dicevo, tutto spiegavo, tutto perdonavo. E le umanità, e le sventatezze, e le caparbietà... tutto. E avevo dei discepoli. Dei ricchi e dei poveri discepoli. Avevo donne dal fosco passato o dalla debole costituzione. Ma i prediletti erano gli apostoli. È venuta la mia ora. Uno mi ha tradito e consegnato ai carnefici. Tre hanno dormito mentre Io sudavo sangue. Tutti, meno due, sono fuggiti per viltà. Uno mi ha rinnegato avendo paura, nonostante avesse l'esempio dell'altro, giovane e fedele. E, quasi non bastasse, fra i dodici ho avuto un suicida disperato e uno the ha dubitato tanto del mio perdono da non credere the a fatica, e per materna parola, alla Misericordia di Dio. Di modo che, se avessi guardato alla mia schiera, se l'avessi guardata con occhio umano, avrei dovuto dire: "Meno Giovanni, fedele per amore, e Simone, fedele all'ubbidienza, Io non ho più apostoli". Questo avrei dovuto dire mentre soffrivo nel recinto del Tempio, nel Pretorio, per le vie a sulla Croce.
13Avevo delle donne... E una, la più colpevole in passato, è stata, come Giovanni ha detto, la fiamma the ha saldato le spezzate fibre dei cuori. Quella donna è Maria di Magdala. Tu mi hai rinnegato e sei fuggito. Ella ha sfidato la morte per starmi vicino. Insultata, ha scoperto il suo volto, pronta a ricevere sputi e ceffoni, pensando di assomigliare così di più al suo Re crocifisso. Schernita nel fondo dei cuori per la sua tenace fede nella mia Risurrezione, ha saputo continuare a credere. Straziata, ha agito. Desolata, stamane, ha detto: "Di tutto mi spoglio, ma datemi il mio Maestro". Puoi osare ancora la domanda: "Perché a lei?". Avevo dei discepoli poveri: dei pastori. Poco li ho avvicinati, eppure come seppero confessarmi con la loro fedeltà!Avevo delle discepole timide, come tutte le donne ebree. Eppure hanno saputo lasciare la casa e venire fra la marea di un popolo the mi bestemmiava, per darmi quel soccorso the i miei apostoli mi avevano negato.Avevo delle pagane the ammiravano il "filosofo". Per loro ero tale. Ma seppero scendere ad usi ebrei, le potenti romane, per dirmi, nell'ora dell'abbandono di un mondo d'ingrati: "Noi ti siamo amiche".
14Avevo il volto coperto di sputi e sangue. Lacrime e sudore gocciavano sulle ferite. Lordure e polvere me lo incrostavano. Di chi la mano the mi deterse? La tua? o la tua? o la tua? Nessuna delle vostre mani. Costui era presso alla Madre. Costui riuniva le pecore sperse. Voi. E se sperse erano le mie pecore, come potevano darmi soccorso? Tu nascondevi il tuo volto per paura del disprezzo del mondo, mentre il tuo Maestro veniva coperto del disprezzo di tutto il mondo, Lui the era innocente. Avevo sete. Sì. Sappi anche questo. Morivo di sete. Non avevo più the febbre e dolore. Il sangue era già corso nel Getsemani, tratto dal dolore di essere tradito, abbandonato, rinnegato, percosso, sommerso dalle colpe infinite e dal rigore di Dio. Ed era corso nel Pretorio... Chi mi volle dare una stilla per le fauci arse? Una mano d'Israele? No. La pietà di un pagano. La stessa mano che, per decreto eterno, mi apri il petto per mostrare the il Cuore aveva già una ferita mortale, ed era quella the il non amore, la viltà, il tradimento, vi avevano fatta. Un pagano. Vi ricordo: "Ebbi sete e mi desti da bere". Non uno the mi desse un conforto in tutto Israele. O per impossibilità di farlo, come la Madre e le donne fedeli, o per mala volontà di farlo. E un pagano trovò per lo Sconosciuto la pietà the il mio popolo mi aveva negato. Troverà in Cielo il sorso a Me dato. In verità vi dico che, se Io ho rifiutato ogni conforto, perché quando si è Vittima non bisogna temperare la sorte, non ho voluto respingere il pagano, nella cui offerta ho sentito il miele di tutto l'amore the dai Gentili mi verrà dato a compenso dell'amarezza the mi dette Israele. Non mi ha levato la sete. Ma lo sconforto, sì. Per questo ho preso quel sorso ignorato. Per attirare a Me colui the già verso il Bene piegava. Sia benedetto dal Padre per la sua pietà!
15Non parlate più? Perché non chiedete ancora il perché ho così agito? Non osate di chiederlo? Io ve lo dirò. Tutto vi dirò dei perché di quest'ora.Chi siete voi? I miei continuatori. Sì. Lo siete nonostante il vostro smarrimento. Che dovete fare? Convertire il mondo a Cristo. Convertire! È la cosa più delicata e difficile, amici miei. Gli sdegni, i ribrezzi, gli orgogli, gli zeli esagerati sono tutti deleteri alla riuscita. Ma, poiché nulla e nessuno vi avrebbe persuaso alla bontà, alla condiscendenza, alla carità per quelli the sono nelle tenebre, è stato necessario comprendete? - necessario è stato the voi aveste, una buona volta, frantumato il vostro orgoglio di ebrei, di maschi, di apostoli, per dare luogo solo alla vera sapienza del ministero vostro. Alla mitezza, pazienza, pietà, amore senza borie e ribrezzi. Voi vedete the tutti vi hanno superato nel credere e nell'agire, fra quelli the voi guardavate con sprezzo o con compatimento orgoglioso. Tutti. E la peccatrice di un giorno. E Lazzaro, intinto di cultura profana, il primo the in mio Nome ha perdonato e guidato. E le donne pagane. E la debole moglie di Cusa. Debole? Invero ella tutti vi supera! Prima martire della mia fede. E i soldati di Roma. E i pastori. E l'erodiano Mannaen. E persino Gamaliele, il rabbino. Non sussultare, Giovanni. Credi tu the il mio Spirito fosse nelle tenebre? Tutti. E questo perché domani, ricordando il vostro errore, non chiudiate il cuore a chi viene alla Croce. Ve lo dico. E già so che, nonostante lo dica, non lo farete the quando la Forza del Signore vi piegherà come fuscelli al mio Volere, the è quello di avere dei cristiani di tutta la Terra. Ho vinto la Morte. Ma è meno dura del vecchio ebraismo. Ma vi piegherò.
16Tu, Pietro, in luogo di stare piangente e avvilito, tu the devi essere la Pietra della mia Chiesa, scolpisciti queste amare verità nel cuore. La mirra è usata per preservare dalla corruzione. Intriditi di mirra, dunque. E quando vorrai chiudere il cuore e la Chiesa ad uno d'altra fede, ricorda the non Israele, non Israele, non Israele, ma Roma mi difese e volle avere pietà. Ricordati the non tu, ma una peccatrice seppe stare ai piedi della Croce e meritò di vedermi per prima. E per non essere degno di biasimo sii imitatore del tuo Dio. Apri il cuore e la Chiesa dicendo: "Io, il povero Pietro, non posso sprezzare, perché se sprezzerò sarò sprezzato da Dio ed il mio errore tornerà vivo agli occhi suoi". Guai se non ti avessi spezzato così! Non un pastore ma un lupo saresti divenuto».
17Gesù si alza. Maestosissimo. «Figli miei. Ancora vi parlerò nel tempo the fra voi resterò. Ma per intanto vi assolvo e perdono. Dopo la prova che, se fu avvilente e crudele, è stata anche salutare e necessaria, venga in voi la pace del perdono. E, con essa in cuore, tornate i miei amici fedeli e forti. Il Padre mi ha mandato nel mondo. Io mando voi nel mondo a continuare la mia evangelizzazione. Miserie di ogni sorta verranno a voi chiedendo sollievo. Siate buoni pensando alla miseria vostra quando rimaneste senza il vostro Gesù. Siate illuminati. Nelle tenebre non è lecito vedere. Siate mondi per dare mondezza. Siate amore per amare. Poi verrà Colui the è Luce, Purificazione e Amore. Ma intanto, per prepararvi a questo ministero, Io vi comunico lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi. A chi li riterrete saranno ritenuti. L'esperienza vostra vi faccia giusti per giudicare. Lo Spirito Santo vi faccia santi per santificare. Il sincero volere di superare il vostro mancamento vi faccia eroici per la vita the vi aspetta. Quanto ancora è da dire ve lo dirò quando l'assente sarà venuto. Pregate per lui. Rimanete con la mia pace e senza orgasmo di dubbio sul mio amore».E Gesù scompare così come era entrato, lasciando fra Giovanni e Pietro un posto vuoto. Scompare in un bagliore the fa chiudere gli occhi tanto è forte. E, quando gli occhi abbacinati si riaprono, trovano solo the la pace di Gesù è rimasta, fiamma the brucia e the medica e the consuma le amarezze del passato in un unico desiderio: di servire.
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta ©Centro Editoriale Valtortiano http://www.mariavaltorta.com/

Domenica 5 Aprile 2009, Domenica delle Palme "De Passione Domini" - Anno B

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 14,1-72.15,1-39.
Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo». Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l'unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest'olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto». Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, gia pronta; là preparate per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. Venuta la sera, egli giunse con i Dodici. Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l'altro: «Sono forse io?». Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto. Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell'uomo dal quale il Figlio dell'uomo è tradito! Bene per quell'uomo se non fosse mai nato!». Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per molti. In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio». E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri. Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu». Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un'ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino». E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono. Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio. Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi. Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!». Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono. Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo. Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi. Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d'uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d'uomo». Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde. Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo». Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte. Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto. Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato. Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse. Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato. Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta. Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva. Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l'iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei. Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra. I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. Il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso. Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».
Traduzione liturgica della Bibbia
Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta : Volume 9 Capitolo 586 pagina 296.
1La cena è stata preparata nella sala tutta bianca dove Gesù parlò alle discepole. Ed è tutto uno splendore di bianco e di argento, nel quale mettono una sfumatura meno nivea e fredda dei fasci di rami di melo o di pero, o altra pianta da frutto, candidi come la neve, ma con un così lieve ricordo di rosa che fa pensare a neve sfiorata da un bacio di lontana aurora. Si ergono, da vasi panciuti o da esili anfore d’argento, sulle mense e sugli scrigni e le credenze che sono lungo le pareti della sala. I fiori spargono per la sala il caratteristico odore dei fiori di pianta da frutto, di fresco, di amarognolo, di primavera pura... Lazzaro entra nella sala al fianco di Gesù. Dietro, due a due, o a gruppi più folti, gli apostoli. Ultime, le due sorelle di Lazzaro con Massimino. Non vedo le discepole. Neppure Maria vedo. Forse hanno preferito rimanere nella casa di Simone intorno alla Madre afflitta. Il giorno volge al crepuscolo. Ma un superstite ricordo di sole colpisce ancora la chioma frusciante di alcune palme, riunite in gruppo a pochi metri dalla sala, e la vetta di un lauro gigantesco in cui rissano i passeri prima di porsi a riposo. Oltre le palme e il lauro, oltre le siepi di rose, di gelsomini, e le aiuole di mughetti, di altri fiori e pianticine odorifere, la macchia candida, spruzzata del verde tenero delle prime foglie, di un gruppo di meli o di peri tardivi nel frutteto. Sembra una nuvola rimasta impigliata fra i rami.
2Gesù, nel passare vicino ad un’anfora piena di rami, osserva: «Avevano già i primi frutticini. Guarda! Sulla cima fiori, mentre più in basso è già caduto il fiore e gonfia l’ovario». «È Maria che li ha voluti cogliere. Ne ha portato fasci anche a tua Madre. Si è alzata all’alba, io credo, per paura che un giorno di più di sole consumasse queste fragili corolle. Io ho saputo da poco di questa strage. Ma non ne ho avuto lo sdegno che ne ebbero i servi agricoltori. Ho pensato, anzi, che era giusto offrirti tutte le bellezze del creato, a Te, Re di tutte le cose». Gesù si siede sorridendo al suo posto e guarda Maria, che insieme alla sorella si appresta a servire come fosse un’ancella, porgendo le coppe della purificazione e gli asciugatoi, e poi versando il vino nei calici e posando i vassoi di vivande sulla tavola man mano che i servi li portano dalle cucine o li porgono, dopo averli scalcati sulle credenze. Naturalmente, se le sorelle servono con cortesia tutti i commensali, la loro premura è specialmente concentrata sui due commensali che sono a loro dilettissimi: Gesù e Lazzaro.
3Ad un certo punto Pietro, che mangia di gusto, osserva: «Guarda! Mi accorgo ora! Tutti piatti come si usa in Galilea. Mi sembra... Ma sì! Mi sembra di essere ad un pranzo di nozze. Però qui non manca il vino come mancò a Cana». Maria sorride mescendo all’apostolo un nuovo calice di vino ambrato e limpidissimo. Ma non parla. È ancora Lazzaro che spiega: «Questo fu infatti il pensiero delle sorelle, e specie di Maria: dare una cena in cui il Maestro avesse l’impressione di essere nella sua Galilea, certo migliore, molto migliore, sebbene essa pure imperfetta, di ciò che non siano questi luoghi...». «Ma per fargli pensare questo ci sarebbe voluta Maria a questa tavola. A Cana c’era. Per Lei avvenne il miracolo», osserva Giacomo d’Alfeo. «Doveva essere un gran vino quello!». «Vino è simbolo di allegria e dovrebbe esserlo anche di fecondità, essendo il vino succo della feconda vite. Ma non mi sembra che abbia fecondato molto. Susanna non ha un figlio», dice l’Iscariota. «Oh! se era un vino! Ci ha fecondati nello spirito...», dice Giovanni sognante un poco, come è sempre quando contempla nel suo interno i miracoli operati da Dio. E termina: «Per una vergine è stato fatto... e influsso di purezza scese in chi lo gustò». «Ma credi Susanna vergine?», chiede ridendo l’Iscariota. «Non ho detto questo. Vergine è la Madre del Signore. Verginità si emana da tutto ciò che per Lei si è compiuto. Sempre io penso come sono verginizzanti tutte le cose che per Maria si fanno...», e sogna di nuovo, sorridendo a chissà che visione. «Beato quel ragazzo! Io credo che non ricorda più neppure il mondo, ora. Osservatelo», dice Pietro indicando Giovanni che, sdraiato sul suo lettuccio, smuove sopra pensiero dei pezzetti di pane dimenticandosi di mangiare. Anche Gesù si curva un poco per guardare Giovanni, che è a un angolo del lato della tavola messa a U, e perciò un poco dietro alle spalle del Signore, che è al centro del lato centrale, avendo suo cugino Giacomo a sinistra e Lazzaro a destra, e dopo Lazzaro è lo Zelote e Massimino, come dopo Giacomo è l’altro Giacomo e Pietro. Giovanni, invece, è fra Andrea e Bartolomeo, poi è Tommaso, avendo di fronte Giuda, Filippo e Matteo e il Taddeo, che è proprio all’angolo dove la tavola lunga, centrale, incomincia.
4Maria di Lazzaro esce dalla sala, mentre Marta mette sulla tavola dei vassoi colmi di fiori di fichi novelli, di verdi steli di finocchio e mandorle fresche sgusciate, fragoloni o lamponi, che so io, che sembrano ancor più rossi in mezzo agli smeraldi pallidi dei finocchi e delle fiore e al latteo delle mandorle, dei piccoli poponi o altro frutto del genere... mi sembrano quei poponi verdi della bassa Italia, e aranci dorati. «Già di questi frutti? Non ne ho visti in nessun luogo di maturi», dice sgranando gli occhi Pietro, accennando le fragole e i poponi. «Sono venuti in parte dalle sponde oltre Gaza, dove ho un orto di questi prodotti, e parte dalle terrazze solari che ho sopra la casa, i vivai delle pianticine più delicate che occorre proteggere dal gelo. Me ne insegnò l’uso un amico romano... Non mi insegnò che questo di buono...». Lazzaro si incupisce. Marta sospira... Ma Lazzaro torna subito il perfetto ospite che non dà tristezze ai suoi invitati: «Molto si usa, nelle ville di Baia e Siracusa e lungo l’arco di Sibari, coltivare di queste delizie con questo metodo per averle precocemente. Mangiate: gli ultimi frutti negli aranci libici, i primi nei poponi d’Egitto cresciuti nei solari e in queste frutta latine, e le mandorle bianche della nostra patria, le fave tenere, i digestivi steli che sanno d’anaci...
5Marta, hai pensato al bambino?». «A tutti ho pensato. Maria si è commossa ricordando l’Egitto...». «Ne avevamo qualche pianta nel povero orto. Nei grandi caldi era una festa immergere i poponi nel pozzo del vicino, che era fondo e freddo, e mangiarne la sera... Ricordo... E avevo una capretta golosa che bisognava guardare, perché era ghiotta delle piante e delle frutta tenerelle...». Gesù, che parlava a capo un po’ chino, alza la testa e guarda le palme stormenti nel vento della sera che cala: «Quando vedo quelle palme... Sempre che vedo le palme, rivedo l’Egitto, la sua terra gialla e sabbiosa che il vento smuoveva così facilmente, e lontano tremolavano nell’aria rarefatta le piramidi... e i fusti alti dei palmizi... e la casa dove... Ma è inutile dire. A ogni tempo il suo affanno... E con il suo affanno la sua gioia... Lazzaro, mi daresti qualcuno di questi frutti? Li vorrei portare a Maria e Mattia. Non credo che Giovanna ne abbia». «Non ne ha. Lo diceva ieri proponendosi di metterne a Bétèr, facendo costruire i solari. Ma non te li do ora. Ho colto quanti ne avevo e per qualche giorno mancano dei frutti maturi. Te li manderò, oppure mandali a prendere entro giovedì. Ne prepareremo un grazioso canestro per quei fanciulli. Non è vero, Marta?». «Sì, fratello mio. E vi metteremo i piccoli gigli delle convallarie, che a Giovanna piacciono tanto».
6Rientra Maria Maddalena. Ha nelle mani un’anfora dall’esile collo, terminante in un beccuccio, aggraziato come gola di uccello. L’alabastro è di un prezioso colore giallo rosato, come certe carni di bionde. Gli apostoli la guardano, forse credendo che porti qualche ghiottoneria rara. Ma Maria non va al centro, fra l’U della tavola, dove è la sorella. Passa dietro i sedili-lettucci, va a collocarsi fra quello di Gesù e Lazzaro e quello dove sono i due Giacomi. Stura il vaso d’alabastro e pone la mano sotto il beccuccio, raccogliendo alcune gocce di un liquido filante che geme lentamente dall’anfora aperta. Un acuto odore di tuberose e altre essenze, un profumo intenso e buonissimo, si sparge per la sala. Ma Maria non è contenta di quel poco che viene. Si china e infrange con un colpo sicuro il collo dell’anfora contro lo spigolo del lettuccio di Gesù. Il collo esile cade a terra spargendo sui marmi del pavimento gocce profumate. Ora l’anfora ha un’ampia bocca e l’esuberanza dell’unguento ne trabocca in righe pesanti. Maria si pone alle spalle di Gesù e sparge l’olio spesso sul capo del suo Gesù, ne cosparge tutte le ciocche, le stende e poi le ravvia col pettine che si leva dai capelli, le ricompone in ordine sul capo adorato. La testa biondo-rossa di Gesù splende come un oro cupo, lucidissimo dopo quest’unzione. La luce del lampadario, che i servi hanno acceso, si riflette sul capo biondo di Cristo come su un casco di un bronzo ramato bellissimo. Il profumo è inebbriante. Penetra nelle nari, sale al capo, quasi è stuzzicante come una polvere starnutatoria tanto è acuto, sparso così senza misura. Lazzaro, col capo girato all’indietro, sorride vedendo con qual cura Maria unge e ravvia le ciocche di Gesù perché il suo capo appaia ordinato dopo l’odorosa frizione, mentre non si cura che le sue trecce, non più sorrette dal largo pettine che aiuta le forcine nel loro compito, stanno abbassandosi sempre più sul collo, prossime ad allentarsi del tutto giù per le spalle. Anche Marta guarda e sorride. Gli altri parlano fra loro a bassa voce e con diverse espressioni sul viso. Ma Maria non è sazia ancora. Vi è ancora molto unguento nel vaso spezzato, e i capelli di Gesù, per quanto siano folti, ne sono già saturi. Allora Maria ripete il gesto d’amore di una sera lontana. Si inginocchia ai piedi del lettuccio, scioglie le fibbie dei sandali di Gesù e scalza i piedi di Lui e, tuffando le lunghe dita della bellissima mano nel vaso, ne trae quanto più unguento può, e lo stende, lo sparge sui piedi nudi, dito per dito, poi la pianta e il calcagno e su, al malleolo, che scopre gettando indietro la veste di lino, per ultimo sul dorso dei piedi, indugia là sui metatarsi dove entreranno i chiodi tremendi, insiste sinché non trova più balsamo nel cavo del vasello, e allora lo infrange al suolo e, libere le mani, si spunta le grosse forcine, si scioglie svelta le trecce pesanti e asporta, con quella matassa d’oro, viva, morbida, fluente, quanto supera dell’unzione dai piedi, stillanti balsamo, di Gesù.
7Giuda - fin qui aveva taciuto, osservando con sguardo impuro di lussuria e di invidia la bellissima donna e il Maestro che ella ungeva sul capo e sui piedi - alza la voce, unica voce di aperto rimprovero; gli altri, non tutti ma alcuni, avevano avuto qualche mormorio o gesto di disapprovazione stupita ma anche pacata. Ma Giuda, che si è alzato anche in piedi per vedere meglio l’unzione sparsa sui piedi di Cristo, dice con mal garbo: «Quale inutile e pagano sciupìo! Perché farlo? E poi non si vuole che i Capi del Sinedrio mormorino di peccato! Codesti sono atti di cortigiana lasciva e non si addicono alla nuova vita che tu conduci, o donna. Troppo ricordano il tuo passato!». L’insulto è tale che tutti restano sbalorditi. È tale che tutti si agitano, chi sedendosi sui lettucci, chi balzando in piedi, tutti guardando Giuda come fosse uno impazzito d’improvviso. Marta avvampa. Lazzaro si alza di scatto picchiando un pugno sul tavolo e dice: «In casa mia...», ma poi guarda Gesù e si frena. «Sì. Mi guardate? Tutti avete mormorato in cuor vostro. Ma ora, perché io mi sono fatto vostra eco e ho detto apertamente ciò che pensavate, ecco che siete pronti a darmi torto. Ripeto ciò che ho detto. Non voglio già dire che Maria sia l’amante del Maestro. Ma dico che certi atti non si convengono né a Lui né a lei. È un’azione imprudente. E ingiusta, anche. Sì. Perché questo spreco? Se ella voleva distruggere i ricordi del suo passato, poteva dare a me quel vaso e quell’unguento. Almeno una libbra di nardo puro era! E di gran pregio. Lo avrei venduto per trecento denari al minimo, che un nardo di tal pregio va su quel prezzo. E potevo vendere il vaso che era bello e prezioso. Avrei dato ai poveri, che ci assediano, questi denari. Non bastano mai. E domani, a Gerusalemme, senza numero saranno quelli che chiedono un obolo». «Questo è vero!», assentono gli altri. «Potevi usarne un poco per il Maestro e l’altro...».
8Maria di Magdala è come fosse sorda. Continua a detergere i piedi di Cristo con i suoi capelli sciolti, che ora, giù nel basso, sono pesanti di unguento essi pure e più scuri che sull’alto del capo. I piedi di Gesù sono lisci e morbidi nel loro color di avorio vecchio, come fossero coperti di un’epidermide novella. E Maria calza di nuovo i sandali al Cristo e bacia ogni piede prima e dopo di averlo calzato, sorda ad ogni cosa che non sia il suo amore per Gesù. Il quale la difende posandole una mano sulla testa, curva nell’ultimo bacio, e dicendo: «Lasciatela fare. Perché le date pena e molestia? Voi non sapete ciò che ella ha fatto. Maria ha compiuto un’azione doverosa e buona verso di Me. I poveri saranno sempre fra voi. Io sto per andarmene. Essi li avrete sempre, ma Me presto non mi avrete più. Ai poveri potrete dare sempre un obolo. A Me fra poco, al Figlio dell’uomo fra gli uomini, non sarà più possibile dare onore alcuno, per volere di uomini e perché l’ora è venuta. L’amore le è luce. Ella sente che Io sto per morire e ha voluto anticipare al mio corpo le unzioni per la sepoltura. In verità vi dico che là dove sarà predicata la Buona Novella sarà fatta ricordanza di questo suo atto d’amore profetico. In tutto il mondo. In tutti i secoli. Volesse Iddio far di ogni creatura un’altra Maria, che non calcola valore, che non nutre attaccamento, che non serba un ricordo anche minimo del passato, ma distrugge e calpesta ogni cosa della carne e del mondo, e si infrange e si sparge, come fece del nardo e dell’alabastro, sul suo Signore, e per amore di Lui. Non piangere, Maria. Io te le ripeto in quest’ora le parole dette a Simone fariseo e a Marta tua sorella: “Tutto ti è perdonato perché tu hai saputo amare totalmente”. “Tu hai scelto la parte migliore. E non ti verrà tolta”. Va’ in pace, mia dolce pecorella ritrovata. Va’ in pace. I pascoli dell’amore saranno il tuo cibo in eterno. Alzati. Bacia anche le mie mani che ti hanno assolta e benedetta... Quanti hanno assolto, benedetto, guarito, beneficato, queste mie mani! Eppure Io vi dico che il popolo che Io ho beneficato sta apprestando a queste mani la tortura...».
9Si fa un silenzio pesante, nell’aria pesante dell’acuto profumo. Maria, i capelli sciolti sulle spalle a farle manto e sul volto a farle velo, bacia la destra che Gesù le porge e non sa staccare da essa le labbra... Marta, commossa, le viene vicino e le raccoglie i capelli disciolti, li intreccia carezzandola poi e stendendole il pianto sulle gote nel tentativo di asciugarlo... Nessuno ha più voglia di mangiare... Le parole di Cristo fanno pensosi. Il primo ad alzarsi è Giuda d’Alfeo. Chiede licenza di ritirarsi. Giacomo suo fratello lo imita e così fanno Andrea e Giovanni. Restano gli altri, ma già in piedi, intenti a purificarsi le mani ai bacili d’argento che i servi porgono loro. Maria e Marta lo fanno col Maestro e con Lazzaro.
10Entra un servo e si china a parlare a Massimino. «Maestro», dice questo dopo averlo ascoltato, «ci sono delle persone che vorrebbero vederti. Vengono di lontano, dicono. Che facciamo?». Gesù chiama Filippo, Giacomo di Zebedeo e Tommaso, e ordina: «Andate, evangelizzate, guarite, fate in mio Nome. Annunciate che domani salirò al Tempio». «Sarà bene dirlo, questo, Signore?», chiede Simone Zelote. «È inutile tacerlo poiché già è detto, dai nemici più che dagli amici, nella Città santa. Andate!». «Uhm! Finché lo sanno gli amici... si sa. Ma essi non tradiscono. Io non so come possano saperlo gli altri». «Fra i molti amici è sempre qualche nemico, Simone di Giona. Troppi ormai sono... gli amici, e con troppa facilità vengono accolti per tali. Se penso quanto dovetti pregare e attendere io!... Ma erano i primi tempi e si era guardinghi. Poi i trionfi abbagliarono e non si fu più guardinghi. E fu male. Ma ciò avviene a tutti i vincitori. Le vittorie offuscano la limpidezza del vedere e indeboliscono la prudenza nell’agire. Parlo di noi discepoli, naturalmente. Non del Maestro. Egli è perfetto. Fossimo rimasti noi dodici, non si dovrebbe tremare per tema di tradimenti!», mente spudoratamente Giuda di Keriot. È indescrivibile lo sguardo che Cristo posa sull’apostolo traditore. Uno sguardo di richiamo e di dolore infiniti. Ma Giuda non lo raccoglie. Passando davanti alla tavola, si avvia per uscire...
11Gesù lo segue con lo sguardo e, quando lo vede proprio uscire, gli chiede: «Dove vai?». «Fuori...», risponde evasivamente Giuda. «Fuori da questa stanza, o fuori da questa casa?». «Fuori... Così... A camminare un poco». «Non andare, Giuda. Resta con Me, con noi...». «Sono andati via i tuoi fratelli e Giovanni con Andrea. Perché non devo andare io?». «Tu non vai a riposare come loro...». Giuda non risponde, ma esce caparbio. Le parole si sono taciute nella sala. Gli ospiti e i quattro apostoli rimasti - Pietro, Simone, Matteo e Bartolomeo - si guardano fra loro. Gesù guarda fuori. Si è alzato andando ad una finestra per seguire le mosse di Giuda e, quando lo vede uscire dalla casa col mantello già indossato e avviarsi verso il cancello che da qui non si vede, lo chiama forte: «Giuda! Attendimi. Ti devo dire una cosa», e respinge dolcemente Lazzaro che, intuendo un dolore nel suo Maestro, lo aveva cinto con un braccio alla vita; ed esce dalla sala, raggiungendo Giuda che ha continuato a camminare sebbene più lentamente.
12Lo raggiunge a un buon terzo della distanza tra la casa e la cinta del giardino, presso un boschetto di piante dalle spesse foglie, che sembrano di ceramica verde cupa tutta spruzzata di piccoli fiori a ciocche, e ogni fiore è una crocetta con petali pesanti come fossero fatti di cera appena ingiallita, dal profumo intenso. Non ne so il nome. Lo attira dietro quel folto e, sempre tenendogli la mano stretta sull’avambraccio, gli torna a chiedere: «Dove vai, Giuda? Te ne prego, resta qui!». «Tu che sai tutto perché me lo chiedi? Che bisogno hai di chiedere, Tu che leggi nel cuore degli uomini? Lo sai che vado dai miei amici. Non mi concedi di andarvi. Essi mi sollecitano. Vado». «I tuoi amici! La tua rovina, devi dire! Tu vai a quella. Vai ai tuoi veri assassini. Non andare, Giuda! Non andare! Tu vai a commettere un delitto... Tu...». «Ah! hai paura?! Hai finalmente paura?! Ti senti uomo, finalmente! Sei un uomo! Nulla più di un uomo! Perché solo l’uomo ha paura della morte. Dio sa che non può morire. Se ti sentissi Dio, sapresti che non potresti morire e non avresti paura. Perché Tu, ora, ora che ti senti vicina la morte, l’hai questa paura comune a tutti gli uomini, e cerchi, con tutti i mezzi, di allontanarla, e vedi da per tutto e in ogni cosa un pericolo. Dove sono le tue belle audacie? Dove le proteste sicure di esser contento, di essere sitibondo di compiere il Sacrificio? Non ne hai più neppure un’eco in cuore! Credevi che non venisse mai quest’ora, e allora facevi il forte, il generoso, dicevi le frasi solenni. Va’! Non sei da meno di quelli che Tu rimproveri come ipocriti! Ci hai lusingati e traditi. E noi che avevamo per Te lasciato ogni cosa! Noi che per causa tua siamo odiati! Tu sei la causa della nostra rovina...». «Basta. Va’! Va’! Non sono passate molte ore che tu mi hai detto: “Aiutami a rimanere. Difendimi!”. L’ho fatto. A che è giovato? Dimmi ancora una cosa, e rifletti prima di dirla. È questa la tua pura volontà? Questa di andare dai tuoi amici, di preferirli a Me?». «Sì. È questa. Non ho bisogno di riflettere, perché da tempo non ho che questa volontà». «E allora va’. Dio non violenta la volontà dell’uomo», e Gesù gli volge le spalle tornando lentamente verso la casa.
13Quando è prossimo ad essa, alza il capo attirato dallo sguardo che Lazzaro, ritto al posto di prima, tiene puntato su Lui. Ed è un ben pallido viso quello che si sforza di sorridere all’amico fedele. Rientra nella sala dove i quattro apostoli parlano con Massimino, mentre Marta e Maria dirigono il lavoro dei servi, che riordinano la sala levando le stoviglie e le biancherie usate nel convito. Lazzaro è andato sulla soglia e ha cinto di nuovo Gesù alla cintura e, passando presso un servo, gli dice: «Portami quel rotolo che è sul tavolo della mia stanza di lavoro». Conduce Gesù su uno di quegli ampi sedili che sono nell’incassatura delle finestre, perché si sieda. Ma Gesù resta in piedi, sforzandosi di prestare attenzione a quanto gli dice Lazzaro... ma è visibile che il suo pensiero è altrove e che il suo cuore è molto afflitto benché, quando si accorge di essere osservato dagli apostoli, sorrida per dissipare il sospetto che è nel cuore di chi lo ha avvicinato circondandolo e che bisbiglia col vicino e ammicca accennando al Maestro. Il servo torna col rotolo e Pietro, visto che quelle pergamene contengono cose più alte di quanto la sua testa possa capire, si ritira dicendo: «I pesci non abboccano a certi cibi. Meglio parlare con Massimino di piante e colture». Marta continua il suo lavoro.
14Maria, anche tacendo, prende parte ai discorsi di Lazzaro, che segnala al Maestro alcuni punti scritti sulle pergamene, dicendo: «Non ha una preveggenza singolare questo pagano? Più che molti fra noi. Forse... se fosse stato qui, mentre Tu sei il Maestro nostro, sarebbe stato fra i tuoi discepoli, e uno dei migliori. E ti avrebbe capito come molti fra noi non sanno. E quale poema avrebbe tratto al suo genio l’ammirazione per Te! Le tue parole raccolte e conservate da uno spirito che è luminoso pur essendo di pagano! La tua vita descritta da questo intelletto aperto e limpido! Noi non abbiamo più scrittori e poeti. Tu sei nato tardi. Quando l’egoismo della vita e la corruzione religioso-sociale hanno estinto in noi poesia e genio. Ciò che senza conoscerti hanno scritto di Te i nostri sapienti e profeti non ha trovato riscontro nella voce viva di un tuo seguace. I tuoi prediletti, i tuoi fedeli sono, per la più parte, gente senza istruzione. E gli altri... No. Non abbiamo più degli scioelet (dico come è pronunciato) per tramandare alle folle le tue sapienze e la tua figura. Non li abbiamo più, perché manca lo spirito e la volontà più che la capacità di farlo. La parte umanamente più eletta di Israele è sorda come una tromba guastata e non sa più cantare le glorie e meraviglie di Dio. Il mio timore è che tutto si perda o venga alterato, parte per incapacità, parte per malvolere...». «Non accadrà. Lo Spirito del Signore, quando sarà stabilito nell’interno dei cuori, ripeterà le mie parole e ne spiegherà il significato. È lo Spirito di Dio Colui che parla sulle labbra del Cristo. Poi... Poi parlerà direttamente agli spiriti e ricorderà le mie parole».
15«Oh! fosse presto! Presto, poiché le tue parole sono così poco ascoltate e meno capite. Io penso che violento come fuoco che divampi sarà il ruggire dello Spirito di Dio per scolpire nelle menti, con la violenza, ciò che non vollero accogliere perché era dolce e mite. Io penso che il fiammeggiante Spirito brucierà con le sue fiamme le tiepide o torpide coscienze, scrivendo su esse le tue parole. Il mondo dovrà amarti. L’Altissimo lo vuole! Ma quando sarà?», dice la Maddalena col suo solito impeto. «Quando Io mi sarò consumato nel Sacrificio d’amore. Allora l’Amore verrà. Sarà come la fiamma bella che si alza dalla Vittima immolata. E non si spegnerà questa fiamma, perché non cesserà il Sacrificio. Stabilito che sia, durerà per tutto il tempo della Terra». «Ma allora... Tu dovresti proprio essere immolato perché ciò avvenisse!». «Così è». Gesù ha il suo gesto solito di adesione alla propria sorte. Allarga le braccia con le mani rivolte in fuori e china il capo. Poi lo rialza per sorridere a Lazzaro afflitto e dice: «Però non sarà violenta come un ruggito la voce immateriale dello Spirito di Amore, ma sarà dolce come l’amore, il quale è soave come vento di nisam eppure è forte come la morte. L’ineffabile ministero dell’Amore! Il complemento, il completamento del mio ministero. La perfezione del mio ministero di Maestro... Io non temo, come tu temi, o Maria, che nulla si perda di quanto ho dato. Anzi, in verità ti dico che raggi di luce saranno gettati sulle mie parole e ne vedrete lo spirito. Io me ne vado serenamente, perché affido la mia dottrina allo Spirito Santo e il mio spirito al Padre mio».
16Curva il capo pensando e poi, posato il rotolo, che ha originato la conversazione, su una specie di alta credenza o cofano d’ebano o di altro legno scuro, tutta a intarsi di avorio giallastro, che quattro servi hanno portato dalla stanza vicina e nella quale Marta sta ordinando la disposizione delle stoviglie più preziose, dice: «Lazzaro, vieni fuori. Ho bisogno di parlarti!». «Subito, Signore», e Lazzaro si alza dal sedile su cui si era seduto e segue Gesù nel giardino che imbruna, morendo in cielo l’ultima luce del giorno ed essendo ancor troppo tenue il primo albore lunare che si manifesta appena.
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta ©Centro Editoriale Valtortiano http://www.mariavaltorta.com/
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