"Prendete, prendete quest’opera e ‘non sigillatela’,
ma leggetela e fatela leggere"

Gesù (cap 652, volume 10), a proposito del
Evangelo come mi è stato rivelato
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Domenica 28 Settembre 2014, XXVI Domenica delle ferie del Tempo Ordinario - Anno A

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 21,28-32.
«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna.
Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò.
Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò.
Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
E' venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.
Traduzione liturgica della Bibbia
Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta : Volume 6 Capitolo 407 pagina 319.
1Gesù vi arriva in una fresca aurora. E sono belle queste fertili campagne del buon Nicodemo in queste prime luci del sole. Belle nonostante che molti campi siano già segati e mostrino l’aspetto stanco dei campi dopo la morte dei grani che, a biche d’oro, oppure ancor stesi come salme al suolo, aspettano di essere portati sulle aie. E con loro muoiono i fiordalisi stellari e zaffirei, le violacee bocche di leone, le corolle minute delle scabiose, il labile calice delle campanelle, le ridenti raggiere delle camomille e margheritoni, i violenti papaveri e i cento altri fiori che, a stelle, a pannocchie, a grappoli, a raggiere, ridevano prima là dove ora è giallore di stoppie. Ma, a consolare il duolo della terra spogliata dei grani, stanno le fronde degli alberi da frutto, sempre più festose per i frutti che crescono e si spennellano di sfumature e che, in quest’ora, brillano di uno spolvero diamantifero per le rugiade non ancora arse dal sole.
I contadini sono già al lavoro. Lieti di essere prossimi alla fine del penoso lavoro della mietitura. E cantano falciando, e ridono allegri, incitandosi a chi è più svelto e chi è più esperto nel menare la falce o stringere i covoni… Schiere e schiere di contadini ben pasciuti, che sono lieti di lavorare per il padrone buono. E, ai margini dei campi, o dietro ai legatori, dei bimbi, delle vedove, dei vecchi, che attendono di spigolare e che attendono senza ansia, perché sanno che ce ne sarà per tutti, come sempre, «per ordine di Nicodemo» come spiega una vedova a Gesù che l’interroga.
«Egli sorveglia» dice «perché di proposito siano lasciati steli e steli fuor dei covoni, per noi. E non contento ancora di tanta carità, dopo aver preso il giusto frutto in proporzione al seme, distribuisce il resto a noi. Oh! non aspetta già a far questo nell’anno sabatico! Ma sempre lo fa di beneficare il povero con le sue biade, e così fa con le ulive e coi vigneti. Per questo Dio lo benedice con raccolti di miracolo. Le benedizioni dei poveri sono come rugiade sui semi e sui fiori, e fanno che ogni seme dia più spighe e non un fiore cada senza allegare a frutto.

2Quest’anno, poi, ci ha fatto sapere che tutto è nostro, perché anno di grazia. Di che grazia parli non so. Se non è perché si dice fra noi poveretti e fra i suoi servi felici che egli è, in segreto, discepolo di Quello che si dice il Cristo, il quale predica l’amore ai poveri per mostrare amore a Dio… Forse Tu lo conosci, se sei amico di Nicodemo… Perché gli amici di solito hanno gli stessi affetti… Giuseppe d’Arimatea, ad esempio, è grande amico di Nicodemo, e anche di lui si dice che sia amico del Rabbi… Oh! che ho detto! Dio mi perdoni! Ho nuociuto ai due buoni della pianura!…». La donna è costernata.
Gesù sorride e chiede: «Perché, donna?».
«Perché… Oh! dimmi, sei Tu vero amico di Nicodemo e di Giuseppe, o sei uno del Sinedrio, uno dei falsi amici che nuocerebbero ai due buoni se avessero certezza che sono amici del Galileo?».
«Rassicurati. Sono vero amico dei due buoni. Ma tu sai molte cose, o donna! Come le sai?».
«Oh! tutti le sappiamo! In alto, con odio. In basso, con amore. Perché, anche se non lo conosciamo, noi amiamo il Cristo, noi derelitti che Egli solo ama e che insegna ad amare. E tremiamo per Lui… Così perfidi i giudei, farisei, scribi e sacerdoti!… Ma io ti do scandalo… Perdona. È lingua di donna e non sa tacere… Ma è perché tutto il dolore ci viene da essi, i potenti che ci opprimono senza pietà e che ci obbligano a digiuni non prescritti dalla Legge, ma imposti dalla necessità di trovare denari a pagare tutte le decime che essi, i ricchi, hanno messo sui poveri… Ed è perché tutta la speranza è nel regno di questo Rabbi che, se tanto è buono ora che è perseguitato, che sarà mai quando potrà essere re?».

3«Il suo Regno non è di questo mondo, o donna. Egli non avrà né regge né armati. Non imporrà leggi umane. Non elargirà denari. Ma insegnerà ai migliori a fare ciò. E i poveri troveranno non due o dieci, o cento amici fra i ricchi, ma tutti coloro che credono nel Maestro uniranno i loro beni per aiutare i fratelli senza beni. Perché d’ora in poi non più sarà detto “prossimo” il proprio simile, ma “fratello”, in nome del Signore».
«Oh!…». La donna è stupita, sognante quest’èra di amore. Carezza i suoi bambini, sorride, poi alza il capo e dice: «Allora mi assicuri che non ho nuociuto a Nicodemo… parlando con Te? Mi è venuto così spontaneo… I tuoi occhi sono così dolci!… Così sereno il tuo aspetto!… Non so… Mi sento sicura come fossi presso un angelo di Dio… Ho parlato per questo…».
«Non hai nuociuto. Sta’ certa. Anzi hai dato al mio amico una grande lode, per cui Io lo elogierò, e più caro che mai mi sarà… Sei di questi luoghi?».
«Oh! no, Signore. Son di fra Lida e Bettegon. Ma quando c’è da aver sollievo si corre, Signore, anche se lunga è la via! Più lunghi sono i mesi d’inverno e di fame…».
«E più lunga della vita è l’eternità. Occorrerebbe avere per l’anima la sollecitudine che si ha per la carne, e correre dove sono parole di vita…».
«E lo faccio coi discepoli del Rabbi Gesù, quello buono, sai? L’unico buono dei troppi rabbi che abbiamo».
«Bene fai, donna» dice Gesù sorridendo, ma facendo cenno ad Andrea e Giacomo di Zebedeo, che sono con Lui mentre gli altri sono andati verso la casa di Nicodemo, di smetterla di fare tutto un armeggio per significare alla donna che il Rabbi Gesù è quello che le parla.
«Certo che faccio bene. Io voglio essere senza il peccato di non averlo amato e creduto… Dicono che è il Cristo… Io non lo conosco. Ma credere voglio. Perché penso che guai verranno a quelli che non lo vogliono accettare per tale».
«E se i discepoli suoi fossero in inganno?» tenta Gesù.
«Non può essere, Signore. Sono troppo buoni, umili e poveri, per pensare che siano seguaci di uno non santo. E poi… Ho parlato con gente guarita da Lui. Non fare il peccato di non credere, Signore! Ti danneresti l’anima… Infine… io penso che, se anche fossimo tutti ingannati ed Egli non fosse il Re promesso, certo santo e amico di Dio è, se dice quelle parole e guarisce anime e corpi… E stimare i buoni fa sempre bene».
«Bene hai detto. Persisti nella tua fede…

4Ecco là Nicodemo…».
«Sì. Con dei discepoli del Rabbi. Sono per le campagne, infatti, evangelizzando i mietitori. Anche ieri noi mangiammo il loro pane».
Nicodemo, in veste succinta, viene intanto avanti senza scorgere il Maestro e ordina ai contadini di non levare una spiga di quelle segate. «Per noi ne abbiamo, del pane… Diamo il dono di Dio a chi ne è privo. E diamolo senza timore. Potevamo avere le biade distrutte dal gelo tardivo. Non s’è perduto un seme. Rendiamo a Dio il suo pane dandolo ai suoi figli infelici. E vi assicuro che ancor più fruttuoso, al mille per cento, sarà il raccolto dell’anno prossimo perché, Egli lo ha detto, “misura traboccante sarà data a chi ha dato”».
I contadini, deferenti e lieti, ascoltano il padrone annuendo. E Nicodemo, da campo a campo, da schiera a schiera, ripete il suo ordine buono.
Gesù, semicelato da una cortina di canne presso un fossato divisorio, approva e sorride. Sempre più sorride quanto più Nicodemo si avvicina ed è imminente l’incontro e la sorpresa.
Eccolo che salta il fossatello per passare ad altri campi… Ed eccolo restare pietrificato di fronte a Gesù, che gli tende le braccia. Infine ritrova la parola: «Maestro santo, e come, Tu benedetto, a me?».
«Per conoscerti, se ce ne fosse stato ancor bisogno, dalle parole dei più veri testimoni: coloro che tu benefichi…».
Nicodemo è in ginocchio, curvo fino al suolo, e in ginocchio sono i discepoli capitanati da Stefano e Giuseppe dell’Emmaus montana. I contadini intuiscono. Intuiscono i poveri e tutti sono a terra, nello stupore venerabondo.
«Alzatevi. Fino a poco fa ero il Viandante che ispira fiducia… Ancora per tale vedetemi. E amatemi senza paure.

5Nicodemo, ho mandato i dieci che mancano alla tua casa…».
«Ho pernottato fuori per sorvegliare che fosse fatto un ordine…».
«Sì. Per il quale ordine Dio ti benedice. Quale voce ti ha detto che questo è anno di grazia, e non l’anno veniente, ad esempio?».
«…Non so… E so… Non sono profeta. Ma stolto non sono. E alla mia intelligenza si è unita una luce del Cielo. Maestro mio... volevo che i poveri godessero dei doni di Dio mentre Dio è ancora fra i poveri… E non osavo sperare di averti, a dar sapore soave e potenza santificatrice a queste biade, e alle mie ulive, e alle vigne e ai frutteti che saranno per i poveri figli di Dio, miei fratelli… Ma ora che ci sei, alza la tua mano benedetta e benedici, acciò, col nutrimento alla carne, scenda in quelli che se ne pasceranno la santità che da Te emana».
«Sì, Nicodemo. Giusto desiderio che il Cielo approva». E Gesù apre le braccia per benedire.
«Oh! Attendi! Che io chiami i contadini», e con uno zufolo fischia tre volte, un fischio acuto che si spande per l’aria cheta e che provoca una corsa di mietitori, spigolatori, curiosi, da ogni parte. Una piccola folla…
Gesù apre le braccia e dice: «Per la virtù del Signore, per il desiderio del suo servo, la grazia della salute dello spirito e della carne scenda in ogni granello, in ogni acino, uliva o frutto, e prosperi e santifichi coloro che se ne pascono con spirito buono, puro da concupiscenze e da odii, e desideroso di servire il Signore con l’ubbidienza alla sua divina e perfetta Volontà».
«Così avvenga» rispondono Nicodemo, Andrea, Giacomo, Stefano e gli altri discepoli… «Così avvenga» ripete la piccola folla sorgendo in piedi, perché si era inginocchiata per essere benedetta.

6«Sospendi i lavori, amico. Voglio parlare a costoro».
«Dono nel dono. Grazie per essi, o Maestro!».
Vanno sotto l’ombra di un folto frutteto e attendono di essere raggiunti dai dieci mandati alla casa, che accorrono trafelati e delusi di non avere trovato Nicodemo.
Poi Gesù parla:
«La pace sia con voi. A voi tutti che mi state d’attorno Io voglio proporre una parabola. E ognuno ne colga quell’insegnamento e quella parte che a lui più si conviene. Udite.
Un uomo aveva due figli. Avvicinatosi al primo, disse: “Figlio mio, vieni a lavorare oggi nella vigna del padre tuo”. Un grande segno di onore era quello del padre! Egli giudicava il figlio capace di lavorare là dove fino ad allora il padre aveva lavorato. Segno che vedeva nel figlio buona volontà, costanza, capacità, esperienza e amore per il padre. Ma il figlio, un poco distratto da cose del mondo, timoroso di apparire in veste di servo - Satana fa uso di questi miraggi per allontanare dal Bene - temendo beffe e forse anche rappresaglie da nemici del padre, che su di lui non osavano alzare la mano, ma meno riguardi avrebbero avuto col figlio, rispose: “Non ci vado. Non ne ho voglia”. Il padre andò allora dall’altro figlio, dicendogli ciò che aveva detto al primo. E il secondo figlio rispose subito: “Sì, padre. Vado subito”.
Però, che avvenne? Che il primo figlio, essendo di animo retto, dopo un primo momento di debolezza nella tentazione, di ribellione, pentitosi di avere disgustato il padre, senza parlare andò alla vigna e lavorò tutto il giorno fino alla più tarda sera, tornando poi soddisfatto alla sua casa con la pace nel cuore per il dovere compiuto. Il secondo, invece, menzognero e debole, uscì di casa, è vero, ma poi si perse a vagabondare per il paese in inutili visite ad amici influenti, dai quali sperava avere utili. E diceva in cuor suo: “Il padre è vecchio e non esce di casa. Dirò che gli ho ubbidito ed egli lo crederà…”. Ma, venuta la sera anche per lui e tornato alla casa, il suo aspetto stanco di ozioso, le vesti senza sgualciture e l’insicuro saluto dato al padre, che l’osservava e lo confrontava col primo - tornato stanco, sporco, scarmigliato, ma gioviale e sincero nello sguardo umile, buono, che, senza volere vantarsi del dovere compiuto, voleva però dire al padre: “Ti amo. E con verità. Tanto che per farti contento ho vinto la tentazione” - parlarono chiaramente all’intelletto del padre. Il quale, abbracciato il figlio stanco, disse: “Te benedetto, perché hai compreso l’amore!”.
Infatti, che ve ne pare? Quale dei due aveva amato? Certo voi dite: “Colui che aveva fatto la volontà del padre suo”. E chi l’aveva fatta? Il primo o il secondo figlio?».
«Il primo» risponde la folla unanime.
«Il primo. Sì.

7Anche in Israele, e voi ve ne lamentate, non sono quelli che dicono: “Signore! Signore!”, battendosi il petto senza avere nel cuore il vero pentimento dei loro peccati - tanto è vero che sempre più duri di cuore si fanno - non sono quelli che ostentano devoti riti per esser detti santi, ma in privato sono senza carità e giustizia, non sono questi, che si ribellano, in verità, alla volontà di Dio che mi manda, e l’impugnano come fosse volontà di Satana - e ciò non sarà perdonato - non sono questi quelli che sono i santi agli occhi di Dio. Ma sono quelli che, riconoscendo che Dio tutto bene fa ciò che fa, accolgono il Messo di Dio e ne ascoltano la parola per saper fare meglio, sempre meglio ciò che il Padre vuole, sono questi quelli che sono santi e cari all’Altissimo.
In verità vi dico: gli ignoranti, i poveri, i pubblicani, le meretrici andranno avanti a molti che sono detti “maestri”, “potenti”, “santi”, ed entreranno nel Regno di Dio.
E giustizia sarà. Perché è venuto Giovanni ad Israele per condurlo sulle vie della Giustizia, e troppo Israele non gli ha creduto, l’Israele che si chiama da se stesso “dotto e santo”, ma i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto. Ed Io sono venuto, e i dotti e santi non mi credono, ma credono in Me i poveri, gli ignoranti, i peccatori. Ed ho fatto miracoli; e neppure a questo si è creduto, né viene pentimento di non credere in Me. Anzi, odio viene su Me e su chi mi ama.
Ebbene Io dico: “Benedetti coloro che sanno credere in Me e fare questa volontà del Signore in cui è salute eterna”. Aumentate la vostra fede e siate costanti. Possederete il Cielo perché avrete saputo amare la Verità.
Andate. Dio sia con voi, sempre».
Li benedice e congeda e poi, a fianco di Nicodemo, va verso la casa del discepolo per sostarvi mentre il sole è cocente…
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta ©Centro Editoriale Valtortiano http://www.mariavaltorta.com/

Domenica 21 Settembre 2014, XXV Domenica delle ferie del Tempo Ordinario - Anno A

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 20,1-16a.
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».
Traduzione liturgica della Bibbia 
Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta : Volume 8 Capitolo 534 pagina 285. 
1La sinagoga dei romani è proprio all’opposto del Tempio, presso l’Ippico. Della gente è in attesa di Gesù. E quando è segnalato al principio della via, delle donne gli vengono incontro per prime. Gesù è con Pietro e il Taddeo. «Salve, Maestro. Io ti sono grata di avermi esaudita. Entri ora in città?». «No. Vi sono dall’ora di prima. Sono stato al Tempio». «Al Tempio? Non ti hanno insultato?». «No. L’ora era mattutina e la mia venuta ignorata». «Ti avevo fatto chiamare per questo... e anche perché qui sono dei gentili che vorrebbero sentirti parlare. Da giorni andavano al Tempio in tua attesa. Ma erano beffati, e minacciati anche. Ieri c’ero anche io ed ho capito che ti si attende per insultarti. Ho mandato uomini a tutte le porte. Con l’oro tutto si ottiene...». «Io ti sono riconoscente. Ma non posso non salire al Tempio, Io, Rabbi d’Israele. Queste donne chi sono?». «La mia liberta Tusnilde. Barbara due volte, Signore. Delle foreste di Teotuburgo. Una preda di quelle imprudenti avanzate che tanto sangue hanno costato. Mio padre la regalò a mia madre, ed ella a me, alle mie nozze. Dai suoi dèi ai nostri. Dai nostri a Te, perché essa fa ciò che io faccio. È buona tanto. Le altre donne sono mogli ai gentili che ti attendono. Di ogni regione. Per lo più sofferenti. Venute con le navi dei mariti». «Entriamo nella sinagoga...». Il sinagogo, ritto sulla soglia, si inchina e si presenta: «Matatia Siculo, Maestro. A Te lode e benedizione». «La pace a te». «Entra. Chiudo la porta per rimanere tranquilli. Tanto è l’odio che i mattoni sono occhi e le pietre orecchie per osservarti e denunciarti, Maestro. Forse sono meglio costoro che, purché non si tocchino i loro interessi, ci lasciano fare», dice il vecchio sinagogo camminando a fianco di Gesù per condurlo, oltre un piccolo cortile, in una vasta stanza che è la sinagoga. 

2«Guariamo prima i malati, Matatia. La loro fede merita premio», dice Gesù. E passa da donna a donna imponendo le mani. Alcune sono sane ma è sofferente il figliolino che hanno fra le braccia, e Gesù guarisce il figliolino. Una è una bambina paralizzata completamente e, guarita che è, grida: «Sitaré ti bacia le mani, Signore!». Gesù, che era già passato avanti, si volge sorridendo e interroga: «Sei sira?». La madre spiega: «Fenicia, Signore. Di oltre Sidone. Siamo sulle rive del Tamiri. Ed ho altri dieci figli e due altre figlie, una di nome Sira a l’altra Tamira. E vedova è Sira, pur essendo poco più che fanciulla. Tanto che, libera di sé, si è stabilita presso il fratello, qui nella città, e ti è seguace. Lei ci ha detto che Tu puoi tutto». «Non è con te?». «Sì, Signore. Là è. Dietro quelle donne». «Vieni avanti», comanda Gesù. La donna si inoltra timorosa. «Non devi temere di Me se mi ami», la conforta Gesù. «Ti amo. Per questo ho lasciato Alessandroscene. Perché pensavo che ti avrei sentito ancora e... avrei imparato ad accettare il mio dolore...». Piange. «Quando sei rimasta vedova?». «Alla fine del vostro adar... Se Tu ci fossi stato, Zeno non sarebbe morto. Egli lo diceva... perché ti aveva sentito e credeva in Te». «E allora non è morto, o donna. Perché chi crede in Me vive. 

3Non è questo giorno in cui vive la carne la vera vita. La vita è quella che si ottiene credendo e seguendo la Via, la Verità, la Vita, e operando secondo la sua parola. Anche se fosse il credere e seguire per poco tempo, e operare per poco tempo, presto troncato dalla morte del corpo, anche fosse per un solo giorno, una sola ora, Io te lo dico in verità che quella creatura non conoscerà più morte. Perché il Padre mio e di tutti gli uomini non calcolerà il tempo trascorso nella mia Legge e Fede, ma la volontà dell’uomo di vivere sino alla morte in quella Legge e Fede. Io prometto la vita eterna a chi crede in Me e opera secondo ciò che dico, amando il Salvatore, propagando questo amore, praticando nel tempo che gli è concesso i miei insegnamenti. Gli operai della mia vigna sono tutti quelli che vengono e dicono: “Signore, accoglimi fra i tuoi operai”, e in quella volontà restano finché il Padre mio non giudica terminata la loro giornata. In verità, in verità vi dico che vi saranno operai che avranno lavorato un’ora sola, la loro ultima ora, e che avranno premio più pronto di quelli che avranno lavorato sin dalla prima ora, ma sempre con tiepidezza, spinti al lavoro unicamente dall’idea di non meritare l’inferno, ossia dalla paura del castigo. Non è questo il modo di lavorare che il Padre mio premia con una gloria immediata. Anzi, a questi calcolatori egoisti, che hanno premura di fare il bene e quel tanto di bene che è sufficiente per non darsi eterna pena, il Giudice eterno darà lunga espiazione. Dovranno imparare a loro spese, con una lunga espiazione, a darsi uno spirito alacre in amore, e in amore vero, tutto volto alla gloria di Dio. E ancora vi dico che in futuro molti saranno, specie fra i gentili, coloro che saranno gli operai di un’ora e anche di men di ora, che diverranno gloriosi nel mio Regno perché in quell’unica ora di rispondenza alla Grazia, che li avrà invitati ad entrare nella vigna di Dio, avranno raggiunto la perfezione eroica della carità. Sta’ dunque di buon animo, donna. Tuo marito non è morto, ma vive. Non è perduto per te, ma unicamente separato per qualche tempo da te. Ora tu, come una sposa non ancor entrata nella casa dello sposo, devi prepararti alle vere nozze immortali con colui che piangi. Oh! felici nozze di due spiriti che si sono santificati e che si ricongiungono in eterno là dove non è più separazione, né tema di disamore, né pena; là dove gli spiriti giubileranno nell’amore di Dio e reciproco! La morte per i giusti è vera vita, perché nulla può più minacciare la vitalità dello spirito, ossia la sua permanenza nella Giustizia. Non piangere e rimpiangere ciò che è caduco, o Sira. Alza il tuo spirito e vedi con giustizia e verità. Dio ti ha amata salvando il tuo consorte dal pericolo che le opere del mondo rovinassero la sua fede in Me». «Tu mi hai consolata, o Signore. Vivrò come Tu dici. Che Tu sia benedetto e con Te il Padre tuo, in eterno».

4Il sinagogo, mentre Gesù fa per passare avanti, dice: «Posso farti un’obbiezione, senza che ciò ti paia offesa?». «Parla. Sono qui Maestro per dare sapienza a chi mi interroga». «Tu hai detto che taluni diverranno subito gloriosi in Cielo. Non è chiuso il Cielo? Non stanno i giusti nel Limbo in attesa di entrarvi?». «Così è. Il Cielo è chiuso. E non sarà aperto che dal Redentore. Ma la sua ora è venuta. In verità ti dico che il giorno della Redenzione già albeggia ad oriente e presto sarà pieno. In verità ti dico che non verrà altra festa dopo questa, prima di quel giorno. In verità ti dico che già Io forzo le porte, essendo già in cima del monte del mio sacrificio... Il mio sacrificio già preme sulle porte dei Cieli perché è già in azione. Quando sarà compiuto, ricordalo, o uomo, si apriranno le sacre cortine e le celesti porte. Perché Jeové non sarà più presente con la sua gloria nel debir, e inutile sarà mettere un velo fra l’Inconoscibile ed i mortali, e l’Umanità che ci ha preceduto e che fu giusta ritornerà là dove era destinata, col Primogenito alla testa, già completo in carne e spirito, ed i suoi fratelli nella veste di luce che avranno sinché anche le loro carni saranno chiamate al giubilo».

5Gesù prende il tono cantante, proprio di quando un sinagogo o un rabbi ripete parole bibliche o salmi, e dice: «Ed Egli mi disse: “Profetizza a queste ossa e di’ loro: ‘Ossa aride, ascoltate la parola del Signore... Ecco! Io infonderò in voi lo spirito e vivrete. Metterò sopra di voi i nervi, farò crescere su voi le carni, stenderò la pelle, vi darò lo spirito e vivrete e saprete che sono il Signore... Ecco! Io aprirò le vostre tombe... vi trarrò dai sepolcri... Quando avrò infuso in voi il mio spirito, avrete vita e vi farò riposare sopra la terra che è vostra’ ”». Riprende il modo di parlare suo abituale e riabbassa le braccia che aveva stese in avanti, e dice: «Due sono queste risurrezioni di ciò che è arido, morto alla vita. Due, adombrate nelle parole del profeta. La prima è la risurrezione alla Vita e nella Vita, ossia nella Grazia che è Vita, di quanti accolgono la Parola del Signore, lo Spirito generato dal Padre, che è Dio come il Padre di cui è Figlio, e che Verbo si chiama, il Verbo che è Vita e dà la Vita. Quella Vita di cui tutti hanno bisogno, e ne è privo Israele come i gentili. Ché, se per Israele sino ad ora era sufficiente, per aver l’eterna Vita, sperare e attendere la Vita veniente dal Cielo, d’ora innanzi per aver vita Israele dovrà accogliere la Vita. In verità vi dico che quelli del mio popolo che non accolgono Me‑Vita non avranno Vita, e la mia venuta sarà per loro cagione di morte, perché avranno respinto la Vita che veniva a loro per comunicarsi. L’ora è venuta in cui Israele sarà diviso fra quelli vivi e quelli morti. È l’ora dello scegliere, e del vivere o morire. La Parola ha parlato, ha mostrato la sua Origine e Potenza, ha guarito, insegnato, risuscitato, e presto avrà compiuto la sua missione. Non c’è più scusa per quelli che non vengono alla Vita. Il Signore passa. Passato che è, non torna. Non è tornato in Egitto a ridare vita ai figli primogeniti di coloro che lo avevano schernito e oppresso nei suoi figli. Non tornerà neppur questa volta, dopo che l’immolazione dell’Agnello avrà deciso le sorti. Coloro che non mi accolgono prima del Passaggio, e che mi odiano e odieranno, non avranno il mio Sangue a santificazione sul loro spirito, e non vivranno, e non avranno il loro Dio con loro per il resto del pellegrinaggio sulla Terra. Senza la divina Manna, senza la nube protettiva e luminosa, senza l’Acqua veniente dal Cielo, privi di Dio, andranno vagando per il vasto deserto che è la Terra, tutta la Terra, tutta un deserto se per chi la percorre manca l’unione col Cielo, la vicinanza del Padre e Amico: Dio. E vi è una seconda risurrezione, quella universale, nella quale le ossa calcinate e disperse da secoli torneranno fresche e coperte di nervi, carni e pelle. E il Giudizio sarà. E la carne e il sangue dei giusti giubilerà con lo spirito nell’eterno Regno, e la carne ed il sangue dei dannati soffrirà con lo spirito nell’eterno castigo. Io ti amo, o Israele; Io ti amo, o Gentilesimo; Io ti amo, o Umanità! E per questo amore vi invito alla Vita e alla Risurrezione beata». Gli adunati nella vasta sala sono come affascinati. Non vi è distinzione fra lo stupore degli ebrei a quello di altri, di altri luoghi e religioni. Anzi, direi che i più reverentemente stupiti sono gli stranieri.

6Uno, un vecchiotto dignitoso, mormora fra i denti. «Che hai detto, o uomo?», chiede Gesù volgendosi. «Ho detto che... Mi ripetevo le parole sentite in giovinezza dal mio pedagogo: “È concesso all’uomo con la virtù salire a perfezione divina. Nella creatura è il bagliore del Creatore, che tanto più si disvela quanto più l’uomo nobilita se stesso nella virtù, quasi consumando la materia nel fuoco della virtù. Ed è concesso all’uomo di conoscere l’Ente il quale, almeno una volta nella vita di un uomo, o con severo o con paterno aspetto, si mostra alla creatura perché essa possa dire: ‘Devo esser buono. Me misero se tale non sarò! Poiché un Potere immenso ha balenato a me davanti per farmi comprendere che la virtù è dovere ed è segno della nobile natura dell’uomo’. Troverete questo bagliore della Divinità talora nel bello della natura, talaltra nella parola del morente, o anche nello sguardo di un infelice che vi guarda e giudica, o nel silenzio della persona amata che tacendo rimprovera una vostra azione disonorevole, lo troverete nello spavento di un bambino davanti ad una vostra violenza, o nel silenzio delle notti mentre siete soli con voi stessi e, nella stanza più chiusa e solitaria, avvertirete un altro Io, ben più potente del vostro, che vi parla con un suono senza suono. E quello sarà il Dio, questo Dio che deve essere, questo Dio che il Creato adora anche senza forse sapere di farlo, questo Dio che, Unico, veramente soddisfa il sentimento degli uomini virtuosi, che non si sentono saziati e consolati per le nostre cerimonie e le nostre dottrine, né davanti alle are vuote, ben vuote, nonostante che una statua le sovrasti”. So bene queste parole, perché da molti lustri le ripeto come mio codice e mia speranza. Ho vissuto, lavorato, e anche sofferto e pianto. Ma tutto ho sopportato, e spero con virtù, sperando di incontrare prima della morte questo Dio che Ermogene mi aveva promesso che avrei conosciuto. Ora io mi dicevo che veramente io l’ho visto. E non come un baleno, non come un suono senza suono ne ho sentito la parola. Ma in una serena e bellissima forma d’uomo mi è apparso il Divino, ed io l’ho sentito e sono ripieno di uno stupore sacro. L’anima, questa cosa che i veri uomini ammettono, l’anima mia ti accoglie, o Perfezione, e ti dice: “Insegnami la tua Via e la tua Vita e la tua Verità, perché un giorno io, uomo solitario, mi ricongiunga con Te, suprema Bellezza”». «Ci ricongiungeremo. E ancor ti dico che, più tardi, ricongiunto sarai con Ermogene». «Ma è morto senza conoscerti!». «Non è la conoscenza materiale l’unica necessaria per possedermi. L’uomo che per sua virtù giunge a sentire il Dio ignoto e a vivere virtuoso in omaggio a questo Dio, ben si può dire che ha conosciuto Dio, perché Dio si è rivelato a lui, a premio del suo vivere virtuoso. Guai se fosse necessario di conoscermi di persona! Presto più alcuno non avrebbe modo di riunirsi a Me. Perché, Io ve lo dico, presto il Vivente lascerà il regno dei morti per tornare al Regno della Vita, né più gli uomini avranno altro modo di conoscermi che per la fede e lo spirito. Ma, anziché arrestarsi, la conoscenza di Me si propagherà, e perfetta, perché priva di tutto ciò che è pesantezza di senso. Dio parlerà, Dio opererà, Dio vivrà, Dio si svelerà agli animi dei suoi fedeli con la sua inconoscibile e perfetta Natura. E gli uomini ameranno il Dio‑Uomo. E il Dio‑Uomo amerà gli uomini coi mezzi nuovi, con gli ineffabili mezzi che il suo infinito amore avrà lasciato sulla Terra prima di tornarsene al Padre dopo aver tutto compiuto».

7«Oh! Signore! Signore! Dicci dunque come potremo trovarti e conoscere che Tu sei che ci parli e dove sei, dopo che te ne sarai andato!», esclamano in diversi. E alcuni proseguono: «Noi siamo gentili e non sappiamo il tuo codice. Tempo non abbiamo da restare qui a seguirti. Come faremo per avere quella virtù che fa meritevoli di conoscere Dio?». Gesù sorride, luminosamente bello nella felicità di queste sue conquiste nel gentilesimo, e dolcemente spiega: «Non preoccupatevi di sapere molte leggi. Verranno costoro (e pone le mani sulle spalle di Pietro e del Taddeo) a portare la mia Legge nel mondo. Ma finché non saranno venuti, abbiate a norma di legge le seguenti poche frasi nelle quali è tutta compendiata la mia Legge di salute. Amate Dio con tutto il vostro cuore. Amate le autorità, i parenti, gli amici, i servi, il popolo, e anche nemici, come amate voi stessi. E per essere sicuri di non peccare, prima di fare ogni azione, sia che vi venga comandata o che sia spontanea, chiedetevi: “Amerei che ciò che sto per fare a costui mi fosse fatto?”. E se sentite che non lo amereste, non lo fate. Con queste semplici linee voi potete tracciare in voi la via per la quale verrà Dio a voi e voi andrete a Dio. Perché nessuno amerebbe che un figlio gli fosse ingrato, che uno lo uccidesse, che un altro lo derubasse o gli levasse la sposa o disonorasse la sorella o la figlia o gli usurpasse la casa, i campi, o i servi fedeli. Con questa regola sarete buoni figli e buoni genitori, buoni mariti, fratelli, negozianti, amici. Perciò sarete virtuosi, e Dio verrà a voi.

8Io ho intorno a Me non solo ebrei e proseliti nei quali non è malizia, voglio dire venuti a Me non per cogliermi in fallo, come fanno coloro che vi hanno cacciati dal Tempio perché non veniste alla Vita. Ma anche gentili di ogni parte del mondo. Vedo cretesi e fenici misti con abitanti del Ponto e della Frigia, e vi è uno delle spiagge dove s’apre lo sconosciuto mare, via a sconosciute terre dove pure sarò amato. E vedo greci con siculi e cirenaici con asiatici. Ebbene, Io vi dico: andate! Dite nei vostri paesi che la Luce è nel mondo e che vengano alla Luce. Dite che la Sapienza ha lasciato i Cieli per farsi pane agli uomini, acqua agli uomini languenti. Dite che la Vita è venuta a risanare e risuscitare ciò che è malato o morto. E dite... dite che il tempo scorre rapido come un baleno estivo. Chi ha desiderio di Dio venga. Il suo spirito conoscerà Dio. Chi ha desiderio di guarigione venga. La mia mano, finché sarà libera, darà guarigione a quelli che l’invocano con fede. Dite... Sì! Andate, e andate solleciti, a dite che il Salvatore attende coloro che aspettano e desiderano un superno aiuto alla Pasqua, nella Città santa. Ditelo a quelli che hanno bisogno e anche a quelli che sono semplicemente curiosi. Dal movimento impuro della curiosità può scaturire per essi la scintilla della fede in Me, della Fede che salva. Andate! Gesù di Nazaret, il Re d’Israele, il Re del mondo, chiama a raccolta le rappresentanze del mondo per dar loro i tesori delle sue grazie a averli testimoni della sua assunzione, che lo consacrerà trionfante, per i secoli dei secoli, Re dei re e Signore dei signori. Andate! Andate! Nell’alba della mia terrena vita, da punti diversi, vennero le rappresentanze del popolo mio ad adorare il Pargolo nel quale l’Immenso si celava. Il volere di un uomo, che si credeva potente ed era un servo del volere di Dio, aveva ordinato il censo nell’Impero. Ubbidendo ad uno sconosciuto e inderogabile ordine dell’Altissimo, quell’uomo pagano doveva farsi il banditore di Dio che voleva tutti gli uomini di Israele, sparsi in ogni parte della Terra, nella terra di questo popolo, presso Betlem Efrata, a stupire dei segni venuti dal Cielo al primo vagito di un Nato. E ancor non bastando, altri segni parlarono ai gentili, e la rappresentanza di essi venne ad adorare il Re dei re piccolo, povero, lontano dalla sua incoronazione terrena, ma già, oh! ma già Re al cospetto degli angeli. È venuta l’ora in cui sarò Re al cospetto dei popoli. Re, prima di ritornare donde vengo. Nel tramonto del mio giorno terreno, nella mia sera d’Uomo, giusto è che qui siano uomini di ogni popolo a vedere Colui che va adorato e nel quale si cela tutta la Misericordia. E fruiscano i buoni, le primizie di questa messe nuova, di questa Misericordia che si aprirà come nube di nisam per gonfiare i fiumi delle acque salutari, atti a fare fruttiferi gli alberi piantati sulle rive, come si legge in Ezechiele».

9E Gesù riprende a sanare i malati e le malate, e ne raccoglie i nomi, perché ora tutti vogliono dire il loro: «Io Zilla... Io Zabdì... Io Gail... Io Andrea... Io Teofane... Io Selima... Io Olinto... Io Filippo. Io Elissa... Io Berenice... Mia figlia Gaia... Io Argenide... Io... Io... Io...». Ha finito. Vorrebbe andare. Ma quanto lo pregano di restare, di parlare ancora! E uno, forse guercio perché tiene un occhio coperto da una benda, dice, per trattenerlo ancora: «Signore, io fui colpito da uno, geloso dei miei buoni commerci. Mi salvai la vita a stento. Ma un occhio si perse, crepato dal colpo. Ora il mio rivale è divenuto povero e malvisto, ed è fuggito in un paese presso Corinto. Io son di Corinto. Che dovrei fare per costui che per poco mi uccise? Non fare agli altri ciò che a me non piacerebbe ricevere, sta bene. Ma io da costui ho già ricevuto... e del male; male molto...», ed è espressivo tanto il suo volto che si legge su esso il pensiero non detto: «e perciò dovrei dargli la rivalsa...» . Ma Gesù lo guarda, con una luce di sorriso nell’occhio zaffireo, sì, ma con dignità di Maestro in tutto il volto, e dice: «E tu, della Grecia, me lo chiedi? Non hanno forse detto i vostri grandi che i mortali divengono simili a Dio quando rispondono ai due doni che loro concede Iddio per farli simili a Lui, e che sono: poter essere nella verità e beneficare il prossimo?». «Ah! sì! Pitagora!». «E non hanno detto che l’uomo si avvicina a Dio non con la scienza e il potere o altro, ma col fare del bene?». «Ah! sì! Demostene! Ma, scusa, Maestro, se te lo chiedo... Tu non sei che un ebreo, e gli ebrei non amano i nostri filosofi... Come Tu sai queste cose?». «Uomo, perché Io ero Sapienza ispiratrice nelle intelligenze che pensarono quelle parole. Io sono là dove il Bene è in atto. Tu, greco, ascolta i consigli dei saggi, nei quali consigli Io ancora parlo. Fa’ il bene a chi ti ha fatto del male, e sarai detto santo da Dio. Ed ora lasciatemi andare. Ho altri che mi attendono. Addio, Valeria. E non temere per Me. Non è ancora la mia ora. Quando sarà l’ora, neppure tutti gli eserciti di Cesare potranno far argine ai miei avversari». «Salve, Maestro. E prega per me». «Perché la pace ti possieda. Addio. La pace a te, sinagogo. La pace ai credenti e a coloro che tendono alla pace». E con un gesto che è saluto e benedizione esce dalla sala, traversa il cortile ed esce nella via...
Estratto di "l'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta ©Centro Editoriale Valtortiano http://www.mariavaltorta.com/

Domenica 14 Settembre 2014, Esaltazione della santa Croce, festa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,13-17. 
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Traduzione liturgica della Bibbia
Corrispondenza nel "Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta : Volume  Capitolo  pagina .

Video biografia valtortiana (60 foto di achivio) :




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